1 stagioni - 10 episodi vedi scheda serie
Petrolio: c’è ancora un po’ di futuro.
Avete presente quella massima un po’ sciocca e un po’ veridica recitante che uno scrittore o un regista scrivono o dirigono (quasi) sempre lo “stesso” film: beh, “Landman” (creata da Taylor Sheridan con Christian Wallace basandosi sul podcast di quest’ultimo, “BoomTown”, prodotto dal Texas Monthly con la Imperative Entertainment di “the Mule” e “Killers of the Flower Moon”) e “Yellowstone” (con “1883” e “1923”) SONO lo stesso film.
“Non siamo diversi da Tombstone, Dodge City o San Francisco. Prima arrivano i sognatori, poi i banchieri, poi i commessi viaggiatori, poi gli squali, poi i disperati e infine i ladri.”
In più, lo specifico sottoinsieme altamente caratterizzante “Landman” è senz’altro quello d’un’u(lt)r(a)-Pubblicità Progresso dedicata alla problematica sociale degli incidenti in ambito lavorativo (nel pilot vi sono tre morti e un ferito grave e prima del giro di boa di stagione si aggiungono alla vertigine della lista un altro morto e un altro ferito grave): è proprio un corso avanzato per RLS/RSPP che si muove tanto dal PdV didattico-sindacale quanto, in seconda istanza e per interposta persona delle forze lavoro stesse, da quello legislativo-parlamentare, ché - extrafilmicamente, “oltre” le intenzioni degli autori - sono i lavoratori a dover cambiare le cose dal basso spingendo l'alto ad agire e bla bla bla: "Proiettateloh nelle squoleh!!!" e “Nel segreto della cabina elettorale Giorgia non ti vede!”, insomma: Taylor Sheridan: un po’ Federico Tesio, un po’ Giuseppe Di Vittorio, un po’ Adriano Olivetti, un po’ Enrico Mattei, un po’ Gion Uein.
- “Io… ho abbastanza per vivere, e anche bene. Ma ho abbastanza per far sì che il mondo si ricordi di lui?”
- “Beh, vendi quel cazzo di aereo: ci puoi costruire uno stadio di football per le scuole superiori, non so che cosa dirti! Mi spiace, ma è questo suo... voler essere immortale che lo sta uccidendo: vuoi che uccida anche te?”
Tommy Norris (un Billy Bob Thornton bigger than Billy Bob Thornton) era un landman che stava indirizzando il proprio destino facendo carriera e fortuna esplorando e sfruttando la principale porzione texana del vasto Bacino del Permiano ed oggi, dopo un giro di ruota della provvidenza giocherellona, si ritrova ad essere declassato a vice, braccio destro, tuttofare e risolutore di problemi di un altro landman, ma sulla cresta dell’onda, Monty Miller (un Jon Hamm tra “Mad Men” e “Fargo 5”), sposato con Cami (una Demi Moore che rimane sottotraccia per 9/10 per poi esplodere nel finale di stagione), mentre l’ex-moglie di Tommy (un’Ali Larter che ovviamente guida una Bentley, come Beth Dutton in “Yellowstone”) decide di riavvicinarsi a lui e si trasferisce con la loro figlia minore, Ainsley (Michelle Randolph), nella casa che l’ex-marito condivide coi colleghi Nathan (Colm Feore) e Dale (James Jordan), mentre il figlio maggiore della rinnovata coppia, Cooper (Jacob Lofland), preso un anno sabbatico dagli studi universitari, si è fatto assumere con la bassa manovalanza della manutenzione dei pozzi petroliferi per capire dal basso come funziona nella pratica quel mondo prima di investire danaro e tentare a sua volta la sorte, ma “più” ponderatamente, nel campo della compravendita petrolifera (mobile e immobile). Poi boom. E le dinamiche prendono un’altra piega. Tutto ciò mentre anche nel locale cartello della droga tex-mex vi sono scalate di potere e “avvicendamenti” (da Alex Meraz ad Andy Garcia) alla dirigenza (l’annata inizia e finisce con un cappuccio in testa, ma non è lo stesso: niente flash-back, ma reiterazione di un “concetto base”).
Completano la squadra attoriale principale Michael Peña, Paulina Chávez, Kayla Wallace (il cui personaggio non ci pensa due volte a lesinare immoralmente sui risarcimenti alle vittime, ma non parlatele di fracking, per carità, perché va contro la sua etica civile: e forse questo è l’unico serio “buco” delle dieci sceneggiature), Mitchell Slaggert (il ragazzo-quaterback di Ainsley: un po’ Big Jim, un po’ saggio – un paio di volte, su 86.400, al giorno: il solare e l’eolico vanno gestiti bene, altrimenti non potranno sostituire sostenibilmente i combustibili fossili – e un po’ complottardo) e le comparsate significative (il casting director è il taylorsheridiano John Papsidera, con Ellen Chenoweth, Avy Kaufman e Juliet Taylor tra i migliori del campo) di Maxwell Caulfield (il governatore del Texas), Jerry Jones (un, nei limiti del possibile, commovente sé stesso) e Tim DeZarn (il primo socio in affari di Cooper: un piccolo proprietario terriero con un pozzo petrolifero apparentemente quasi secco nella sua proprietà).
Taylor Sheridan “ovviamente” scrive tutti e dieci gli episodi e ne dirige anche i primi due lasciandone sei (3-5 e 8-10: bellissimo il finale del 3° in “accelerando”) a Stephen Kay e i restanti due a Michael Friedman, mentre la fotografia è di Robert McLachlan e Mike Parry e le musiche sono di Andrew Lockington (da “American Gods” ai taylorsheridiani “Mayor pf Kingstown” e “Special Ops: Lioness”).
“I nostri bisnonni hanno costruito un mondo che funziona con questa roba qui [indica la distesa di pozzi e raffinerie di petrolio e impianti di stoccaggio di prodotto finito a perdita d’occhio tutt’intorno]. Finché non funziona con qualcos’altro dobbiamo alimentarlo, o il mondo si fermerà. […] Un’alternativa c’è: puoi gettare il tuo telefono e scambiare la tua Mercedes con una bicicletta o un cavallo e andare a caccia e vivere in una tenda, ma saresti l’unica e non farebbe alcuna differenza, e poi sull’altopiano della moralità c’è molto vento di notte.” [Ma si sta all’asciutto (NdR).]
In alto: Phrynosoma coronatum (falso); in basso: emberizide/fringillide sp. (vero).
Poi: bovidi (allevati), coyote (selvaggi) e Billy Bob Thornton (pesto, ma indomito).
Petrolio: c’è [ce n'è] ancora un po’ di [per il] futuro.
* * * * ¼ - 8.25
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