1 stagioni - 8 episodi vedi scheda serie
La luce, sempre la luce. Come nei quadri di Caravaggio, di cui ricorrono i capolavori, a Napoli e a Roma, all’interno della trama, non solo come fonti di ispirazione estetica ma anche come elementi di carattere narrativo e simbolico, la violenza dell’uomo, le sue azioni, la sua conflittuale natura.
La luce e la fotografia. Stupenda, raffinata, magnetica, ad opera di Robert Elswit. La ricercatezza formale di ogni singola inquadratura di Ripley è sorprendente. Il bianco e nero realizzato anche. Le geometrie delle composizioni, la cura dei dettagli, i contrasti, le ombre, i richiami del cinema noir degli anni quaranta.
Steven Zaillian trasforma il romanzo originale di Patricia Goldmsith in una lezione sull’arte cinematografica e pittorica, coniugando le possibilità della macchina da presa a quelle di uno stile impeccabile, capace, tra le altre cose, di darci singolari squarci di alcune famose città italiane, oltre a Napoli e Roma anche Venezia e Palermo, che forse stavano solo aspettando qualcuno che fosse capace di mostracele in maniera differente, non stereotipata, misteriosa e seducente.
Un viaggio nell’Italia del passato, dettagliatamente ricostruita, con una colonna sonora in cui si susseguono molti dei grandi classici dell’epoca. Una peregrinazione fisica ed emotiva, composta da una serie impressionante di scatti, di frammenti visivi all’interno dei quali si manifesta la storia, con il suo lento evolversi, con l’ipnotica ed enigmatica personalità di Ripley (Andrew Scott) che si reinventa di volta in volta, fino a sdoppiarsi, a triplicarsi, nella manipolazione costante della propria vita e delle variazioni esistenziali che lui produce e racconta per celare e ricostruire la sua identità.
Le pause di riflessione, i momenti in cui decidere cosa fare, il modo di strutturare e collocare le azioni nel tempo e nello spazio della memoria affinché creino un plot coerente o almeno credibile, all’interno del quale lettere, camuffamenti della voce, false piste narrative, creano l’ambiguità di un personaggio inafferrabile e imprevedibile. Freddo e razionale eppure impulsivo e rapido nei suoi istinti omicidi Ripley si muove in una labirintica forma del racconto, di cui è il creatore e a volte la vittima, in cui il caso e la fortuna sembrano sempre essere quasi dalla sua parte. Il compiersi di un destino che pare trovare nel potere oscuro dell’affabulazione il suo compimento.
Fascinazioni queer, spostamenti e fughe, ambienti ricercati, l’avvolgente rincorrersi di spiegazioni sempre sul punto di smarrirsi, il talento prodigioso della menzogna, quello di un cinema che parlando d’altro (ri)scopre magnificamente sé stesso.
Non ci sono commenti.
Ultimi commenti Segui questa conversazione
Commenta