11 stagioni - 177 episodi vedi scheda serie
Houston we have a plan.
Lo scontro “Rick & Co.” versus “Negan & the Saviours” (no, non sono gruppi rock-blues), annunciato, minacciato, temuto e rimandato oltre ogni possibile logica seriale e non, sembrerebbe finalmente, all’avvio di questa ottava (e, per il momento, ultima stagione) volgere a conclusione: i nostri, cioè i buoni cioè quelli meno cattivi del mazzo, hanno un piano.
La cui “realizzazione”, apparentemente orientata su tattiche di guerriglia, rimane oscura per 4-6 puntate, creando nello spettatore temprato dalla (parzialmente) monotona visione della stagione precedente, un sentimento di attesa magari non pari al pathos sprigionato da una puntata media di “Don Matteo” ma sicuramente eguale allo sforzo sceneggiativo (medio-basso) di un episodio a scelta di “N.C.I.S.”. Un piano talmente perfetto che, pur di vederlo attuato nella sua interezza, viene sconsigliato a Rick di uccidere Negan, pur avendolo sotto tiro, solo e indifeso (sic !) nelle schermaglie iniziali. Un piano che si immaginava mutuato dalle tattiche se non di un Annibale o un Napoleone almeno di un Wallenstein qualsiasi; invece, una volta palesato, risulta di una pochezza e di una approssimazione imbarazzante, alfine ispirato al più prosaico Generale C. che ai condottieri prima citati (col punto più basso toccato dalle puntate 8x2 – “Eppure sorrido” [!] e 8x8 – “E’ così che deve essere”).
E, intervallando il tema principale (come quale ? Il Piano !! ) con le consuete fasi di approfondimento caratteriale di personaggi ormai stereotipo di loro stessi, si arriva al finale di mid-season con l’inaspettata morte eccellente.
Dipartita “di peso" che si porta via 3-4 puntate di accettazione nel riavvio di seconda metà, con le immancabili reazioni dei sopravvissuti (quasi tutte le “5 fasi di elaborazione del lutto”, moltiplicate per 6-8 personaggi…) e il continuo innesto di “flash-forward”, strumento sovraccaricato per il troppo uso già dalla 6^ annata, per indeterminare l’unità di tempo e creare incertezza nel racconto.
Che, invece, procede stancamente su binari già notori e ripetuti: le altalenanti crisi tra illuminismo zen e furia omicida di Morgan, lo sprofondamento morale di Rick (oramai in divenire da 3-4 stagioni: quando arriverà il fondo ?), le crisi di vocazione di Gabriel, gli sproloqui di Ezekiel, le infinite indecisioni di Carol e così via.
Fino ad un finale che (incredibilmente) nulla risolve, non completamente disprezzabile per tematiche (il tentativo di restaurazione sociale ovvero “l’Orestea” applicata al tempo degli zombie) ma troppo intriso di sentimenti “Peace & Love” francamente ridicoli; questi ultimi cozzanti poi con l’imbarazzante cliffhanger “fratricida” di chiusura, che annuncia (minaccia) una 9^ stagione tutta da definire.
Consiglierei un buon piano di fuga.
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