La recente apparizione sugli schermi di John Carter, personaggio nato dalla fantasia di Edgar Rice Burroughs (e in merito al quale rimando al post pubblicato su CineRepublic) ha riportato in primo piano all’attenzione degli appassionati la figura del pianeta Marte come luogo di ambientazione per avventure fantastiche. Marte, quarto pianeta del sistema solare, è fra tutti quello più vicino alla terra e presenta caratteristiche tali che ne hanno fatto immaginare, fino a un periodo relativamente vicino al nostro, la possibilità che ospitasse forme di vita organica o addirittura avesse visto nascere delle civiltà come quelle terrestri. Fu tra i primi Jonathan Swift a parlare di Marte e delle sue lune in “I Viaggi di Gulliver”, cosa che ha dell’incredibile se si pensa che solo oltre 150 anni più tardi la scienza umana riuscirà a scoprire in effetti l’esistenza delle due lune marziane. Ma il periodo di maggior successo mediatico per il pianeta rosso fu quello coincidente con la fine del XIX secolo. Tutto merito di un italiano e di un errore di traduzione. Dunque nel 1877 l’astronomo Giovanni Viriginio Schiapparelli cominciò ad intraprendere una serie di osservazioni sulla superficie di Marte che lo portarono ad individuare una rete di canali, canali grazie ai quali, secondo lo scienziato di origine piemontese, l’acqua avrebbe potuto circolare su un pianeta in cui mancavano le piogge e quindi garantire la possibilità dell’esistenza di forme di vita (“La vita sul Pianeta Marte”1895). Se il nostro Schiapparelli (i cui canali, per inciso, si rivelarono illusioni ottiche, cosa che del resto già alcuni suoi contemporanei avevano intuito) si limitò ad indicare una prudente possibilità di vita organica, a scatenarsi fu il mondo anglo-sassone. L’errata traduzione del termine “canali” in canals (ovvero canali artificiali costruiti da un forma di civiltà) anziché nel più corretto channels (ovvero canali naturali, opera degli eventi geologici o atmosferici) fece nascere la convinzione che su Marte fosse presente una qualche forma di civiltà assimilabile a quella umana. Uno tra i più accaniti sostenitori di questa tesi fu l’astronomo statunitense Percival Lowel le cui pubblicazioni secondo alcuni costituirono la base scientifica per l’opera di Burroughs. Nonostante già all’epoca numerosi studiosi confutassero con vigore l’ipotesi di una vita su Marte adducendo rigorose prove scientifiche, è facile immaginare come invece ebbero grande seguito tra il pubblico sognante le ipotesi di civiltà extraterrestri sul pianeta rosso. E inevitabilmente Marte divenne fonte di ispirazione per molti scrittori di fantascienza, ma questa non è la sede per dilungarsi in una storia della letteratura fantascientifica con il quarto pianeta come sfondo. Cito solo due titoli: “La Guerra dei Mondi” di H.G. Wells (passato alla storia soprattutto per aver ispirato al quasi omonimo Orson Welles nel 1938 un dramma radiofonico che scatenò ondate di panico tra gli ascoltatori) e naturalmente, visto che mi ha dato lo spunto per il titolo per questa playlist, la bellissima antologia di Ray Bradbury. Parallelamente alle fortune letterarie, è doveroso menzionare anche la grande popolarità che Marte ebbe tra i fumettisti, spesso ispirati dai racconti e romanzi di fantascienza molto in voga nella prima metà del XX secolo. Oltre a John Carter di Marte, ci cui si occupò tra le altre l’onnipresente Marvel, ricordiamo Gullivar Jones sempre per la Marvel comics, ispirato a un personaggio del romanziere Edwin Lester Arnold che cronologicamente è addirittura un predecessore dell’assai più celebre John Carter. Piuttosto, affrontiamo il discorso dal punto di vista più consono a questa sede, ovvero quello cinematografico: sono numerosi i titoli in cui Marte compare o come sfondo principale di avventure fantascientifiche o come luogo di provenienza di invasori bellicosi. Tra le produzioni più lontane del tempo è doveroso citare Aelita di Yakov Protazanov da un romanzo di Aleksej Nikolaevic Tolstoj, considerato uno dei fondatori della fantascienza sovietica. La storia è quella di un viaggio su Marte compiuto da due esploratori sovietici dove trovano una civiltà sottoposta a un regime dispotico al vertice del quale c’è una regina, Aelita per l’appunto. Di seguito una selezione non certo esaustiva di sette film che hanno visto il pianeta rosso come protagonista:
Niente Marte ma Marziani sì, e cattivissimi. Il romanzo di Welles era in realtà una metafora sul colonialismo e l’imperialismo degli europei (e specificamente degli inglesi) nei confronti dei paesi africani e asiatici, il cinema se ne è appropriato per gli aspetti più spettacolari. Bella la soluzione (che rivelo perché credo la conoscano tutti) di far sconfiggere gli alieni dai batteri terrestri.
Ispirato a un racconto di P.K.Dick, avventurosa e divertente pellicola con Schwarzenegger nei panni del protagonista. Si ricorda principalmente per una Sharon Stone al massimo della forma (più che marziana…..spaziale).
Ovvero Marte e Tim Burton, omaggio alle ingenuità della fantascienza degli anni ’50 e presa per i fondelli (di gran classe) della società americana di quel periodo. A fare fuori gli alieni (ispirati a una serie di figurine degli anni ’60, che ebbero un successo strabiliante fra i ragazzini dell’epoca fino ad essere censurate per le proteste dei genitori sui contenuti troppo violenti delle stesse…mah!?!) ci penserà la musica country sparata a tutto volume (comprensibile che ci siano rimasti secchi…..)
Con Gary Sinise, Tim Robbins, Don Cheadle, Kim Delaney, Elise Neal, Connie Nielsen
Brian De Palma si cimenta con la fantascienza in una pellicola non del tutto riuscita anche se non così inguardabile come certe feroci critiche dell’epoca fecero credere
John Carpenter di Marte (spero mi perdoniate il gioco di parole). Il mitico John decide di parlare del pianeta rosso e lo fa con la sua grandissima classe. Insomma un capolavoro, uno dei tanti che il regista americano ci ha regalato
Animazione targata Disney purtroppo dagli esiti controversi, piuttosto criticato secondo me resta una pellicola godibile anche se siamo lontani dai capolavori di casa Disney nel filone della fantascienza quali Wall-E o Il Pianeta del Tesoro. Diretto da Simon Wells, pronipote nientemeno che dell’Herbert George della Guerra dei Mondi.
Ancora la Disney, questa volta con attori in carne ossa e lo stesso regista del sopracitato Wall-E. Avventura godibile come era negli intenti di chi scrisse il romanzo originario. Per tutto il resto vi rimando all’opinione che ne ho scritto.
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