Il capitalismo è morto viva il capitalismo. Ma anche no. Come scrive il professor Zygmunt Bauman nel suo interessantissimo ed acuto libro "Capitalismo parassitario" (2009, ed. Laterza), “Il capitalismo è in essenza un sistema parassita. Come tutti i parassiti, può prosperare per un po’ se incontra l’organismo ancora non sfruttato di cui possa alimentarsi, ma non può farlo senza danneggiare l’ospite né senza distruggere, prima o poi, le condizioni della sua prosperità o perfino della sua stessa sopravvivenza.”. In sostanza la domanda da porsi è: il capitalismo è finito? no, perché è un sistema perverso in continua evoluzione, il cui unico obiettivo è creare debiti e debitori; il mercato libero è solo un metodo di diffusione dei virus che infestano la società, le regole (?) vengono aggirate beatamente nel nome dei grandi sovrani: gli istituti bancari. Bauman inoltre richiama lo studio sull’”accumulazione capitalistica” della teorica socialista Rosa Luxemburg, "nel quale ipotizzava che il capitalismo non può sopravvivere senza economie “non capitaliste”; può funzionare secondo i suoi principi solo se esistono “territori vergini” aperti all’espansione e allo sfruttamento, anche se quando li conquista a fini di sfruttamento, il capitalismo li priva della loro verginità precapitalista e in questo modo esaurisce le riserve che lo nutrono. (…) Una volte annesse tutte le terre vergini “precapitaliste”, il capitalismo inventò la “verginità secondaria”. Milioni di uomini e donne che si dedicavano a risparmiare anziché vivere di credito furono trasformati con astuzia in uno di questi territori vergini non ancora sfruttati". E quindi eccoci trasformati in contenti debitori, con le nostre carte di credito compriamo ciò che non possiamo permetterci, al grido di “godi ora, paghi dopo!”, e con i mutui subprime finanziamo persone che non hanno mezzi per rimborsare i crediti. Alle banche va bene così: il debitore “ideale” è quello che non rimborsa mai del tutto il credito. Evviva le banche. Salviamo le banche. Continua Bauman: "La “crisi del credito” non segna la fine del capitalismo; solo l’esaurimento di uno dei suoi successivi pascoli… La ricerca di un nuovo prato comincerà subito, come nel passato, stimolata dallo Stato capitalista mediante la mobilitazione compulsiva di risorse pubbliche (per mezzo di imposte anziché tramite una seduzione di mercato che si trova temporaneamente fuoriservizio). Verranno cercate nuove “terre vergini” e si cercherà a destra e sinistra di aprirle allo sfruttamento finché le loro possibilità di aumentare i guadagni di azionisti e gli stipendi dei dirigenti a loro volta si esauriscano". Il capitalismo ha rubato la nostra verginità, stuprato la nostra mentalità di risparmiatori e sognatori, trasformandoci in zombi consumatori e debitori, la passiva accettazione di ogni offerta ci sta portando ad un suicidio assistito. Assistito dalle banche. Per proseguire il concetto di Bauman, il capitalismo è si un sistema parassita, ma noi siamo in simbiosi con esso, ci piace, non siamo più capaci neanche di pensare ad un approccio alternativo a quello dello sfrenato consumo. Il capitalismo siamo noi, novelli Mazzarò posseduti in perpetuo dalla “roba”. Esiste dunque un sistema differente? Dall’Inghilterra si sta diffondendo il “Movimento della Transizione”, fondato sulle potenzialità di cambiamento e di razionalizzazione delle economie ad opere delle realtà locali. Davvero interessante. Ma quanto è attuabile? L’istituzione simbiotica capitalista ormai domina le nostre menti, in uno scambio diabolico di credito e consumo. Riusciremo a salvarci?
I temi dell’arricchimento, della tremenda macchina capitalistica, del self-made men, dei trucchi perfidi per aggirare il pollo di turno ha sempre attratto il cinema, soprattutto (e non a caso) quello americano.
NOTA INFORMATIVA: Il titolo della play è quello di una meravigliosa canzone della “sovversiva” band svedese “The (International) Noise Conspiracy”, tratta dall’album A new morning, changing weather del 2001.
Film emblema della forza capitalista e dello strapotere della finanza, avida, guasta e amorale. Pieno di frasi memorabili, nella loro triste raffigurazione della realtà. Non sarai tanto ingenuo da credere che viviamo in una democrazia, vero Buddy? È il libero mercato.
C’è nulla di più rappresentativo dell’origine del capitalismo, del petrolio? Oro nero immondizia nera ci ha insozzati per sempre. Film straordinario, con un magnifico, sanguinante Daniel Day-Lewis. There will be blood.
Michael Moore avrà mille difetti, dal sensazionalismo che tanto gli piace al suo essere dichiaratamente di parte, ma questo film è necessario e dovuto. Sveglia!
Educativo: i broker sono demoni, e con le loro proposte e loro “azioni” vincenti cercano di corrompere e corrodere le nostre flebili anime. Fosse stato più cattivo fino in fondo sarebbe un bel film.
Con Anthony La Paglia, David Wenham, Sibylla Budd, Steve Rodgers
In streaming su Timvision
Ovvero quando la matematica incontra la finanza. Interessante, anche se inverosimile, film australiano con David “Faramir” Wenham e il grande Anthony LaPaglia. Fieramente antibancario. Sympathy for Mr. Vengeance.
Tipico esempio della deriva squallida del capitalismo e delle intuizioni “geniali” che generano mostri assetati di nulla, da riempire con la linfa vitale di chi ci crede. Credeteci. Morti viventi!
Bruttino. I banchieri di dio obbediscono solo al diavolo denaro, persi tra trame sataniche e oscure compagini massoniche dedite alla mefistofelica arte dell’esercizio del potere.
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