Regia di Bernardo Bertolucci vedi scheda film
Rispetto al riuscito Atto I (ma la suddivisione è meramente legata a ragioni distributive, per evitare di sequestrare per sei/sette ore gli spettatori all'interno dei cinematografi), qui le cose, dal punto di vista prettamente cinematografico, si complicano. La retorica assume il ruolo di cifra stilistica (fino alla sequenza del megabandierone rosso) del film ed anche il manicheismo risulta francamente eccessivo, con la creazione della coppia infernale composta da Attila (i nomi non sono mai casuali) e Regina, cugina di Alfredo Berlinghieri jr., uno dei protagonisti.
Con queste caratteristiche, la durata del secondo capitolo di Novecento diventa esagerata e quasi insopportabile. A questo risultato poco lusinghiero contribuisce la quasi totale assenza d'ironia, presente soltanto nel finale, nella sequenza in cui il carabiniere disarma il giovane Leonida.
Per questo, ma non soltanto per questo, (il film fu oggetto di uno dei processi inquisitoriali ad opere filmiche della metà degli anni Settanta, insieme a Ultimo tango a Parigi e al Salò di Pasolini), Novecento resta uno dei film più controversi della nostra storia cinematografica. Rimane tale anche dal punto di vista della critica, che sotto nessun aspetto ha fatto sconti al film di Bertolucci, soprattutto a sinistra. Per fare un solo esempio, lo storico e giurista Renzo Del Carria, già partigiano, autore del celebre saggio Proletari senza rivoluzione (1966), bocciò senza appello Novecento, definendolo, sulle pagine di Lotta continua, un film «sbagliato e quindi falso nel ripensare alla storia del proletariato dei nostri nonni e padri».
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