Regia di Pietro Germi vedi scheda film
Serafino è l'unico film con Celentano che guardo sempre volentieri, Germi lo sceglie come protagonista e lui si dimostra l'interprete ideale per il ruolo di Fiorin Serafino, il pastore ribelle dal cuore d'oro.
Il film è un ritratto rurale dell'Italia di un tempo alle quale Germi era evidentemente affezionato a discapito della società moderna, un mondo antico che praticamente non esiste più se non in luoghi ed oasi sperdute da ricercare nella nostra penisola.
Il messaggio del film è chiaro, Serafino e i pastori sono gli ultimi uomini liberi in una società che rende l'uomo schiavo, da una parte separandolo dall'ambiente naturale e ammassandolo nel grigio delle città e dall'altra creando per lui falsi modelli di vita con fantasie e voglie utili solo ad un sistema di mercato, sottovalutando invece il valore ed il piacere delle cose semplici. Un po quello che stiamo riscoprendo oggi con scrittori tipo Mauro Corona.
Serafino è un pastore che ha conservato uno stile di vita autonomo e in armonia con la natura, ma alcune cose minacciano la sua libertà, alcuni pericoli che limitano o annullano il suo modo di essere, i più evidenti sono le gerarchie con le relative subordinazioni (il servizio di leva), i legami non richiesti come i parenti, i vincoli come il matrimonio, il denaro di cui non ha bisogno ma che attira false amicizie e loschi personaggi.
“Serafino” è una commedia semplice ed immediata che scorre bene, brillante e divertente che si lascia guardare con gusto, un opera ancora godibile a quasi 50 anni dalla sua realizzazione, un film sicuramente da rivalutare e da vedere in barba a certa critica.
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