Regia di Ernst Lubitsch, Otto Preminger vedi scheda film
1861: gli ungheresi conquistano Bergamo. Il duca fugge, la sua neosposa rimane nel palazzo occupato da un aitante colonnello ungherese. Un’antenata della duchessa scende nottetempo da un quadro per consigliare un piano di vendetta alla ragazza.
Ultima fatica a recare la firma di Ernst Lubitsch, La signora in ermellino è una pellicola fuori tempo massimo: una commedia sentimentale con protagonisti una nobildonna e un ufficiale, basata su qualche battuta leggera e una buona dose di musica. Ed è soprattutto nei momenti canori e danzanti che si riconosce l’appartenenza del lavoro a quel cinema di 15-20 anni prima, quello della prima età del sonoro, che per la carriera del regista tedesco rappresentò un momento d’oro. Al di là di queste constatazioni il film è comunque compiuto con la debita grazia, anche grazie al provvidenziale apporto dell’amico e collega Otto Preminger che si assunse la responsabilità della regia dopo (pare) appena una settimana di riprese, quando Lubitsch venne colpito dall’ennesimo – e decisivo, purtroppo – infarto. La sceneggiatura, tratta dall’operetta omonima di Rudolph Schanzer ed Ernst Welisch, è firmata da Samson Raphaelson, già varie volte a fianco di Lubitsch negli anni precedenti; fra gli interpreti in scena vale la pena di ricordare per lo meno il trio centrale, composto da Douglas Fairbanks Jr., Betty Grable e Cesar Romero. Il ritmo vacilla nella sezione mediana dell’opera, il lieto fine è doveroso e ben assestato. 4/10.
Non ci sono commenti.
Ultimi commenti Segui questa conversazione
Commenta