Regia di Asghar Farhadi vedi scheda film
"Il cliente" di Asghar Farhadi, è un film che fino alla fine mi ha tenuta incerta su come interpretarlo. Premesso che mi sono avvicinata da poco a Farhadi, devo dire che più guardo le sue opere e più lo apprezzo, proprio per come riesce a tenermi sempre sul filo teso del giudizio, giudizio che resta sempre sospeso, credo volutamente dal regista. Guardando Il cliente ho visto molto occidente. I protagonisti abitano in un appartamento moderno, curato, sembra quasi minimalista e ha poco in sè di tradizionale, ma questo appartamento sta per crollare insieme al palazzo. Già qui c'è un punto di rottura che anticipa tutta la narrazione. I protagonisti Emad e Rana sono una coppia unita, lui è professore di letteratura, insieme fanno parte di una compagnia teatrale e stanno mettendo in scena Morte di un commesso viaggiatore, di Miller, hanno amici e sembrano appartenere alla classe media. Ciò che sconvolge le loro vite è il forzato trasloco in un piccolo appartamento, quasi fatiscente, lasciato di recente da una "donna di dubbia morale". Ecco, nonostante ci sia l'accettazione di questa figura femminile, la parola prostituta non viene mai citata. La ex inquilina non solo ha lasciato nella casa parte del suo mobilio, ma lascia il passaggio della sua presenza che porterà Rana ad essere oggetto di una violenza. Il film si spacca letteralmente in due. Emad vorrebbe denunciare, Rana no. Una scelta dettata dall'incertezza, dalle paure di venire giudicata "colpevole" anzichè sentirsi innocente, la paura verso una giustizia che abbandona anzichè tutelare. Emad di sua iniziativa e di nascosto inizia a cercare il colpevole, quel "cliente" rancoroso e violento deve pagare... C'è una scissione nei personaggi, Emad, tanto libero da pregiudizi, colto, moralmente evoluto, cade nella trappola della vendetta, Rana che sembrava disperata e chiusa nel suo guscio di dolore si apre al perdono e alla compassione. Il simbolo di questa rottura fra la coppia, e probabilmente di una società, fra tradizionalismo e modernità, è sempre il loro primo appartamento, dove spesso tornano, seppur pericolosamente instabile. Luogo dove avviene il finale, testimone della frattura. Qui il simbolismo è chiaro. Farhadi è stato molto bravo nella caratterizzazione dei suoi personaggi e soprattutto nel nascondere fra le pieghe della narrazione tantissimi significati e interpretazioni personali e oggettive. Lo spettatore resta libero nel giudizio, qualsiasi parte prenda resterà lecita e comprensibile.
Mi torna in mente un dialogo a inizio film tra Emad e un suo allievo:
" Professore, come fa una persona a diventare un mostro?
- Con il tempo"
Questo riassume tutto.
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