Regia di Laura Morante vedi scheda film
Flavia è una donna ormai matura, con due figli avuti da due uomini diversi e una vita sentimentale a dir poco irrequieta. Nemmeno i colloqui con la psicanalista dottoressa Grunewald riescono a farle accettare l'idea della solitudine, di vivere con e per sè stessa.
Laura Morante ritenta il jolly dietro la macchina da presa, proseguendo idealmente le disavventure nevrotico-amorose che aveva cominciato a narrare nel suo esordio come regista, Ciliegine, del 2012; sono passati poco più di tre anni e, con Assolo, l'attrice-regista-sceneggiatrice (qui in collaborazione con Daniele Costantini) amplia e definisce meglio le tematiche del debutto. Assolo è una pellicola leggera-ma-non-troppo, una commedia agrodolce incentrata sulla psicologia della donna e il risultato più evidente che ottiene è quello di sembrare una specie di Nanni Moretti al femminile (la voce narrante e i suoi commenti riflessivi palesano questo tipo di affinità, d'altronde); se la cosa può sembrare sminuire l'opera della Morante o comunque ridurla entro canoni prevedibili, d'altronde come paragone, va riconosciuto, è di tutto rispetto. Quel che non funziona in tale parallelo è però l'apporto ironico che la scrittura di Assolo fatica a tirare fuori e valorizzare: in più momenti il film arriva a un passo dal comico e si inceppa (la scenetta dell'ocqua, per es., affosserebbe un intero film di Moretti in un colpo solo). Bene il cast, con la protagonista/regista affiancata da Francesco Pannofino, Gigio Alberti, Piera Degli Esposti, Marco Giallini, Angela e Donatella Finocchiaro (per una volta insieme, nessuna parentela naturalmente) e Lambert Wilson; bene anche la confezione con la fotografia di Fabio Zamarion e le musiche di Nicola Piovani in testa per quanto riguarda i crediti 'tecnici'. Ma rispetto a Ciliegine il passo indietro è evidente, tanto quanto l'accresciuta ambizione. Speriamo in un terzo tentativo al più presto, naturalmente. 4/10.
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