Regia di Otar Iosseliani vedi scheda film
Una testa ghigliottinata durante la rivoluzione francese. La vita di una coppia in un’epoca anacronistica, fra cellulari e grammofoni, case d’altri tempi e ville con piscina; i due si sono conosciuti durante una guerra: lui era soldato, lei civile. Nel frattempo due ladruncole sui pattini si aggirano per la città.
“Per carità”: ecco, qualsiasi recensione abbiate in mente su Chant d’hiver, cominciatela così. “Per carità”: eccellente produzione, confezione magniloquente, recitazione ineccepibili, regia altrettanto puntuale e precisa; “per carità”: non si discutono i voli pindarici nella trama e i ghirigori (anti)logici disseminati qua e là nella storia (sceneggiatura dello stesso regista), indubbiamente architettata con perizia e dovizia di scrupoli; “per carità”: va bene tutto, questo è Cinema con la maiuscola, ma si lasci lo spettatore libero quantomeno di nutrire perplessità su quanto è stato costretto a vedere per due-ore-due di fila. Perché nell’opera dell’ottantenne georgiano Otar Iosseliani spesso manca quel nesso logico minimo, sufficiente a tenere desta l’attenzione del pubblico fra una scenetta e l’altra, fra un’escursione nell’assurdo (spesso forzato) e l’altra, fra uno stimolo, una provocazione o qualsiasi cosa sia e l’altra. Una storia vera e propria non c’è: potrebbe essere già un ottimo punto di partenza; e invece Chant d’hiver si disperde in mille rivoli, in altrettante strade e stradine che portano a una sorta di abbozzato finale corale… nel quale non succede niente. Al termine della visione rimane solo un punto interrogativo, ma purtroppo non fra quelli particolarmente pressanti (non si è né spronati a qualche sofisticato ragionamento, né semplicemente disturbati), cosa che lascia intuire come la pellicola non sia andata realmente a segno. Fra gli interpreti: Mathieu Almaric, Sarah Brannes, Amiran Amiranashvili, Jacques Narcy alias Rufus, Fiona Monbet, Pierre Etaix e, in una delle sue rare partecipazioni investe di attore, Enrico Ghezzi. 5/10.
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