Regia di Adam McKay vedi scheda film
Un film "sui generis" che sorprende per l'originalità e la freschezza nel trattare una materia complessa come quella dell'alta finanza, alla quale McKay riesce a conferire quel "quid" di cinematografico.
Un film decisamente ambizioso questo "La Grande Scommessa".
La pretesa è infatti quella di rendere cinematografica, nonchè comprensibile al grande pubblico, una materia complessa come quella dell'alta finanza...e Adam McKay centra (sorprendentemente) il bersaglio.
Il regista statunitense, supportato a dovere da un' ottima scenggiatura (adattata dal romanzo "Il grande scoperto" di Michael Lewis) e da un cast stellare decisamente in forma, non si limita ad un "semplice" lavoro di mestiere ma anzi, è anche abile nello sfruttare le proprie esperienze nell'ambito del cinema demenziale, in cui si è ritagliato un nome grazie soprattutto ai due (riusciti) capitoli di "Anchorman".
Personaggi sopra le righe, sguardi in macchina, rotture della quarta parete e "spiegoni" affidati a celebrità del tutto estranee al contesto , oltre ad una regia caratterizzata da un piglio quasi documentaristico, fanno de "La Grande Scommessa" una pellicola peculiare ed affascinante, degna di lode anche solo per il fatto di aver osato nel volersi distinguere dalla banalità e dalla sciatteria sempre più tipica dei lungometraggi "tratti da una storia vera" che fanno puntualmente capolino nelle sale durante il periodo della corsa agli oscar.
E quel silenzio finale che circonda Wall Street è più assordante ed esplicativo di mille parole...
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