Regia di Nicolas Roeg vedi scheda film
Il principale motivo di interesse di questa pellicola, inutile negarlo, è David Bowie, eclettica e carismatica rockstar che fu musa di svariati artisti ed ha anche collezionato un discreto numero di apparizioni cinematografiche, di cui questa rappresenta l’esordio assoluto, abbastanza convincente.
A differenza di quanto avrebbero potuto fare altri suoi colleghi, però, il cantautore britannico non si auto compiace in esibizioni canore, piuttosto presta le sue ambigue ed efebiche fattezze all’enigmatico alieno sperduto sulla nostra Terra, in cerca di una soluzione alla devastante siccità che sta distruggendo il suo pianeta, laddove ha lasciato la sua famiglia.
La trama, adattamento di un omonimo romanzo di Walter Tevis, si dipana con lentezza e frammentarietà, tra suggestioni psichedeliche e dialoghi essenziali e concisi, e la regia di Nicolas Roeg, seppure indubbiamente anticonvenzionale ed espressiva, non indovina sempre e compie alcune scelte in apparenza superflue, diventando più interessante e scorrevole nell’ultima parte. Fantascienza sperimentale e rarefatta che va assimilata e contestualizzata tenendo conto del momento storico, musicale e artistico in cui è stata concepita e di cui sono impregnate le sue atmosfere, ma che non manca di riflettere su temi di grande attualità quali l’incomunicabilità tra esseri umani, i disastri dello sfruttamento ambientale, il fallimento della scienza, la paura del diverso e di minacce esterne, con una visione assai pessimistica e amara.
Opera sicuramente non priva di suggestioni, di impatto non immediato.
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