Regia di Zvonimir Juric vedi scheda film
Se l'Ulisse di Joyce è tutta la vita in un giorno, The Reaper potrebbe essere tutta la vita in una notte; con inizio scandito dal ticchettio di passi soli su una strada sperduta tra i vigneti e fine cadenzata dal suono ovattato di respiri nel sonno. Tra questi due estremi diverse storie si incrociano e prendono forma: le più toccanti sono quella dell'agricoltore Ivo, Il Mietitore appunto, e del poliziotto Kreso, unite nel sentimento che ci rende più umani di tutti, l'empatia della sofferenza, e diammetralmente opposte nell'esito finale. Una precipiterà verso la Morte, l'altra simboleggerà la spinta alla resurrezione, alla rinascita, alla sopravvivenza. Non più la fiaba di Amore e Psiche, ma piuttosto di Eros e Thanatos, amore e morte indissolubilmente legati.
Shakespeare recitava "Essere o non Essere, questo è il problema". E infatti tutti gli uomini quando scelgono di vivere accettano la sofferenza dell'Essere, in caso contrario bisogna essere preparati a non essere; preparati ad incassare l'intransigenza e l'asprezza del mondo in cui viviamo, un mondo che non ci perdona nessun peccato per quanto sia passato, per quanto ci siamo redenti, per quanto Dio ci abbia perdonato. Gli uomini saranno sempre pronti a scagliare la pietra, ad urlare "crucifige".
Ma nulla è solo oscurità e Kreso, grazie al sacrificio di un'anima che non aveva più scelte, scopre in poco tempo la ricchezza di cui è sempre stato in possesso e che solo adesso vede brillare.
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