Regia di Vuk Rsumovic vedi scheda film
Nell'inverno del 1988 un ragazzino sui 13 anni che viveva con un branco di lupi e che praticamente non aveva mai avuto contatti con gli umani fu trovato in mezzo ai boschi della Bosnia. Portato in un collegio, venne sottoposto a un faticoso tentativo di adattamento ed educazione, che riescì in buona parte anche grazie a un altro ragazzo istituzionalizzato. Ma l'inizio della guerra fece precipitare tutto e il ragazzo, che nel frattempo aveva imparato a leggere e a scrivere, oltre che a parlare, venne catapultato sul fronte bellico, proprio in mezzo a quei boschi dai quali era iniziata la sua avventura di vita.
Dopo aver visto questo film basato su una storia vera, è impossibile non pensare a Il ragazzo selvaggio. Laddove però il film di Truffaut guardava soprattutto alla maturazione umana, al rapporto quasi filiale del ragazzo selvaggio con il suo mentore nonché alla prassi psichiatrica, questo primo lungometraggio del serbo Vuk Rsumovic privilegia il contesto, concentrandosi sugli episodi di bullismo, sulla rozzezza degli educatori, sullo squallore dell'istituzione, sulla carenza degli stimoli. E il film, che soffre un adattamento quanto meno nel trucco della metamorfosi del giovanissimo protagonista nell'arco di quattro anni, procede con un ritmo piuttosto monocorde nel suo programmatico intento di mostrare la metafora hobbesiana secondo cui tra lupi a quattro zampe e lupi bipedi, i secondi sono decisamente più malvagi dei primi.
Premio per il miglior sceneggiatore, premio Fipresci e premio del pubblico "Rarovideo"alla 29. Settimana internazionale della critica (Venezia, 2014).
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