Regia di Yasujiro Ozu vedi scheda film
Ecco come sarebbe Fantozzi raccontato dal punto di vista di Mariangela: un personaggio non grottescamente comico ma grottescamente serio, una parvenza di autorità che svanisce come neve al sole. Qui i protagonisti sono appunto i figlioletti di un impiegato, che cercano di misurarsi alla pari con i loro compagni (fra cui il figlio del capo) finché dalla visione di un filmino amatoriale in cui il padre fa il pagliaccio davanti ai superiori si rendono conto dell’esistenza dei rapporti gerarchici (che nel Giappone degli anni ’30 dovevano essere ancora più rigidi). Dapprima cercano di ribellarsi, poi accettano la loro condizione: sono tristemente maturati e ormai pronti ad affrontare la vita adulta. Lo spunto è un po’ esile per reggere la durata di un intero film; è comunque un’opera interessante perché mostra un Ozu diverso da quello del dopoguerra, leggero e addirittura ironico.
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