Regia di Tom Vaughan vedi scheda film
L'englishman Pierce Brosnan fa il romantico infelice perseguitato da complicazioni del quotidiano e assurdi eventi mentre si spupazza, nell'ordine, Jessica Alba e la di lei "sorella(stra)" Salma Hayek. Ovvero, data l'indubbia avvenenza delle due (peraltro in formissima), l'unica nota positiva di questa ennesima commedia trascurabile.
Il fidanzato di mia sorella parte con toni da commedia leggera alquanto modesta oltreché derivativa e infarcita di motti ("Carpe diem", mai sentito, eh) e clichè (lui un professore di Cambridge universitario sui generis; lei, la Alba, allieva sospirante romanticismo che se ne innamora, gli dà un figlio e assieme si traferiscono a Los Angeles), per poi inoltrarsi, in maniera goffa, risibile, in territori più impegnati palesando ambizioni del tutto ingiustificate.
Un minestrone allungato (giacché dopo una ventina di minuti lo spunto si esaurisce e affiorano il nulla e la noia) nel quale trovano spazio temi impegnati(vi) e seri, sempre trattati con l'approssimazione dello studentello svagato e la spocchia di chi pensa che citando continuamente l'alto (Byron, Wordsworth, Coleridge, Keats) si possa giustificare il proprio bassissimo livello.
Un dilettantismo che, finché rimane nello spensierato tra personaggi-macchietta, contrapposizioni elementari e gag da sagra dello stravisto, perlomeno non disturba; ma che, una volta messi in campo conflitti paterni mai risolti, problematiche - tragiche - legate all'immigrazione, scontri generazionali (l'insegnante che non sa comunicare con gli studenti) e conseguenze dell'alcolismo, sbaglia malamente modi, tempi, taglio, battute, sbrodolando nell'irritante.
A mero titolo di esempio: l'inglese, a causa della sua attitudine cazzona e degli originalissimi equivoci amorosi che lo vedono protagonista, si vede negata la Green Card e quindi rispedito nella piovosa triste madre patria. Tornerà nella solare, "paradisiaca" California attraversando il confine dal Messico, così, in quattro e quattr'otto, rassicurando poi tutti, nel conciliante lieto finale, sul fatto che l'Avvocato tanto risolverà ogni cosa. Come non si sa, e poco importa, in realtà: il figlioletto è riabbracciato, il nuovo amore (la Hayek) pure, mentre i titoli di coda congelano una visione dimenticabilissima.
Degno di menzione - non foss'altro perché felicemente e costantemente sopra le righe - il buon Malcolm McDowell, divertente e sboccato contraltare (ma la sua è poco più di una partecipazione) del palloso ex 007.
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