Espandi menu
cerca
Locke

Regia di Steven Knight vedi scheda film

Recensioni

L'autore

laulilla

laulilla

Iscritto dal 21 febbraio 2015 Vai al suo profilo
  • Seguaci 103
  • Post 15
  • Recensioni 736
  • Playlist 4
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi
Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Locke

di laulilla
8 stelle

Cinema di alto livello, costato pochissimo e girato in tempi brevissimi (meno di una settimana), accolto con molto successo a Venezia nel 2014, dove avrebbe sicuramente vinto qualche premio, se non fosse stato presentato fuori concorso. Chapeau!

 

Ivan Locke (Tom Hardy) era un uomo come tanti, un gran lavoratore con una bella famiglia: moglie affettuosa, Katrina, e figli che lo aspettavano ogni sera, dopo le lunghe giornate del suo lavoro da costruttore edile.

Era un bravissimo capo cantiere, attentissimo non farsi sfuggire neppure il più piccolo particolare del lungo processo al termine del quale sarebbero sorti, come per miracolo, i “suoi” grattacieli altissimi e solidissimi, a prova di uragani e terremoti.

Lo scrupolo, come sappiamo, non è mai troppo in questo tipo di lavoro, perché le fasi delicate sono molte e, apparentemente,  insignificanti: basta una minima, quasi impercettibile variazione nella composizione del calcestruzzo per mettere in pericolo l’equilibrio statico della costruzione; basta non aver comunicato per tempo ai comuni di competenza che occorre bloccare il traffico a una certa ora, per non rendere possibili i controlli indispensabili a evitare adulterazioni e frodi nella fornitura di quel miracoloso impasto!

 

Ivan era, perciò, diventato un vero genio della programmazione, nel lavoro, come nella vita. Aveva costruito e organizzato con altrettanta cura anche la sua famiglia, luogo della condivisione degli affetti e dei riti domestici davanti alla TV, cementato dal comune tifo per la squadra di calcio: tutti con la stessa maglia dei calciatori, con gli hot dog e le bibite giuste per discutere delle prodezze e degli errori durante la partita.

Figlio non riconosciuto da un padre irresponsabile che l’aveva costretto a umilianti situazioni e a percorsi in salita sempre e dovunque, Ivan aveva scrupolosamente badato di evitare ai propri figli condizionamenti così negativi e aveva trovato in Katrina la madre, la moglie e l’alleata serena ed equilibrata, giusta per i bambini e ideale per lui.

 

La vita, però, per quanto organizzata e programmata con ogni attenzione perché nulla venga lasciato al caso, può riservare sorprese e imprevisti, come quella volta che, al termine di uno stage che per due settimane lo aveva tenuto lontano da casa, dopo qualche bicchiere di troppo, Ivan aveva passato la notte fra le braccia di Bethan: una scappatella senza importanza e senza implicazioni sentimentali, scusabile dopo tanti anni di matrimonio.

Bethan, però, era rimasta incinta, gliel’aveva comunicato dicendogli anche che avrebbe tenuto il bambino ad ogni costo. Questo, davvero, gli aveva scombinato i piani: avrebbe di sicuro riconosciuto quel bambino, perché quel figlio mai sarebbe stato umiliato come lui da piccolo. Katrina avrebbe capito e lo avrebbe aiutato. Il problema era quello di parlargliene, ma mancavano due mesi, c’era tempo: giusto il tempo per portare a termine la “sua” costruzione più impegnativa, la più alta del mondo. Senonché, del tutto all’oscuro dei problemi della famiglia, dei guai e dell’arrivo del calcestruzzo, quel bambino, impaziente di nascere, aveva anticipato di due mesi la data prevista e ora costringeva Ivan a occuparsi di lui, che avrebbe invece dovuto essere già a casa per guardare la partita!


Tutta questa vicenda ci viene raccontata da Ivan, alla guida dell’auto, mentre, in piena notte, percorre l’autostrada, cercando di raggiungere Londra, dove Bethan è stata inaspettatamente ricoverata all’ospedale per partorire. Non vedremo mai né Katrina, né i due bambini, né Bethan, né il suo sostituto Dolan che dovrà farsi carico dell’arrivo del calcestruzzo: sentiremo le loro voci, impaurite, preoccupate, incredule, furenti, attraverso il cellulare a cui freneticamente, in un crescendo di tensione emotiva, Ivan cerca di rispondere, mettendo, per la prima volta in gioco tutto se stesso, il proprio lavoro, e gli affetti familiari, e sfogando la rabbia, a lungo covata, nelle feroci invettive contro il padre.

 

 

 

 

 

Il film che ne risulta, con un solo interprete, il bravissimo e semi sconosciuto Tom Hardy, riesce eccezionalmente a dilatare lo spazio dell’abitacolo minuscolo in cui avvengono gli scambi telefonici per offrirci squarci e scorci della vita di Ivan e del suo passato familiare senza flashback, e senza effetti claustrofobici, ma semplicemente grazie a una sceneggiatura solidissima e impeccabile, accompagnata da una straordinaria e coloratissima fotografia, ricca di effetti astratti, bellissima.

 

 

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Ultimi commenti

  1. passo8mmridotto
    di passo8mmridotto

    Anche tu, Lilli, hai costruito un altissimo grattacielo usando il migliore calcestruzzo. Perdona la metafora, volevo dirti che la tua recensione intriga e prende come sicuramente anche questo film, originale e forse un tantino claustrofobico. Un caro saluto.

    1. laulilla
      di laulilla

      Da quanto scrivi, deduco che non l'hai visto! Guardalo, perché ne vale la pena. Film bellissimo e strabiliante, secondo me non claustrofobico per la straordinaria capacità del regista di accendere la nostra immaginazione, dilatando spazio e tempo. Ti ringrazio per il tuo bel commento, Antonio. Spero che i tuoi problemi si siano risolti. Un caro saluto.
      Lilli

    2. passo8mmridotto
      di passo8mmridotto

      Grazie Lilli, i miei problemi solo parzialmente risolti, ma meglio poco che niente… L'importante è essere presenti, non credi? Con affetto.

    3. laulilla
      di laulilla

      Sì, anch'io lo credo. Ciao, Antonio.

  2. Utente rimosso (bufera)
    di Utente rimosso (bufera)

    Film che visto e recensito quando uscì. Nulla da ridire sulla abilità nelle riprese e la prestazione attoriale di Tom Hardy-Storia comune ma commovente anche se ho avuto qualche perplessità .Comunque diverso dagli altri, e ovviamente claustrofobico.Ciao Lilli;)

    1. laulilla
      di laulilla

      Claustrofobico? Non tanto, secondo me, perché sono angusti gli spazi mentali di Ivan, ben metaforizzati dal piccolo spazio interno della sua vettura, sulla quale personalmente non ho...viaggiato, perché il regista ha fatto in modo che io, come gli altri spettatori, seguissi con l'immaginazione dall'esterno quel pasticciaccio brutto in cui Ivan si era cacciato. Diversa la percezione e perciò diverso il giudizio. Grazie. Ciao, Anna Maria.

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati