Regia di Abel Ferrara vedi scheda film
Cercare di trovare un filo conduttore nell'esordio, apparso attraverso l'utilizzo di uno pseudonimo (Jimmy Boy) di Abel Ferrara, è un'impresa piuttosto ardua, all'interno di un film a contenuto pornografico dal quale si riesce davvero poco a trovare una seppur labile traccia di quello che sarà il suo futuro percorso da eccellente regista.
Un rapporto epistolare reso pubblico allo spettatore consente allo stesso di venire a conoscenza degli incontri intimi (nove a quanto emerge dal titolo), e non proprio così segreti di una annoiata moglie di un ricco imprenditore, con altrettanti partners di sessi differenti, volti a tentare di dare sfogo alle fantasie represse della signora.
Le lettere, scritte con dovizia di particolari dalla annoiata Pauline alla amica, ma pure amante, chiamata Gipsy, permetteranno allo spettatore di trasformarsi in un perfetto voyeur, in linea con le finalità del genere cinematografico a cui, a tutti gli effetti, appartiene questo lungometraggio d'esordio di Ferrara.
Il regista appare pure come attore, senza veli come è normale in questi frangenti, utilizzando un secondo pseudonimo, ovvero Jimmy Laine.
Il film, nonostante tutto, si rivela una produzione pruriginosa senza arte né parte, ove, a cercare proprio con impegno, si intravedono brevemente alcune scene ambientate all'esterno attraverso le quali si può intravedere un tenue filo conduttore con le ambientazioni metropolitane che caratterizzeranno la carriera del grande regista, già dal successivo The driller killer a Paura su Manhattan, passando per lo splendido L'angelo della vendetta con Zoe Lund.
Ma la sceneggiatura è labile e solo un pretesto al servizio delle performance erotiche della disinibita procace protagonista, Pauline LaMonde.
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