Regia di Roberto Rossellini vedi scheda film
Un inno alla vita vero e proprio, semplice, senza barocchismi.
Tra le vicende di chi prova a sopravvivere e dei partigiani si ritrae la Roma occupata dai nazisti nella seconda guerra mondiale.
Un ritratto immenso soprattutto perché mai tragico o completamente impuntato sull’azione, arte per come viene senza condizionamenti di tipo economico, un puro e semplice racconto che si fa immenso nel rappresentare un mondo né tragico né patetico, un mondo così com’è con le proprie dinamiche e le proprie speranze.
La prima parte non rappresenta un popolo morto o disperato, ci sono solo persone che vogliono vivere, vivono e sopravvivono come possono nel mondo che è stato dato loro, duro sì, ma dove comunque la vita batte con tanto d’ironia amori e sogni.
La seconda è più che altro quanto l’inno alla vita della prima parte viene estremizzato, dove non sono le torture ad abbattere i protagonisti, dove tra i prigionieri e gli aguzzini non c’è l’elevazione del martire sotto le sofferenze ma bensì un braccio di ferro dove il vincitore non è per forza chi resta in piedi.
Insomma gli eroi sono esseri umani, non è solo l’attaccamento alla vita che batte le condizioni a dirlo, gli eroi possono essere maltrattati, umiliati, ma mai sconfitti e mai il loro ricordo morirà.
Non è la morte rendere il film una disillusione anzi, è proprio la dignità, l’affrontare il tutto, il sopportare, la sopravvivenza sempre e comunque di qualcuno, queste cose rendono il film in realtà un inno alla vita tanto disperato e struggente quanto indistruttibile.
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