Regia di Louise Archambault vedi scheda film
FESTIVAL DI LOCARNO - PIAZZA GRANDE
Si parla ora di una malattia degenerativa rara ma che non lascia scampo: la sindrome di Williams-Beuren. Ne è afflitta la ventiduenne canadese Gabrielle, che per questo motivo rimane come bambina, gioiosa e allegra, ma con difficoltà a far fronte alla concreta problematicità di tutti i giorni, condannata almeno all'apparenza ad una impossibilità di una vita autonoma e soggetta anche ad un invecchiamento precoce che le modifica brutalmente i lineamenti.
Per tutti questi motivi la sua famiglia la fa convergere presso un istituto specializzato in problematiche e handicaps giovanili. Qui Gabrielle è a suo agio e trova nella musica e nel canto in particolare, la sua più piacevole forma di svago e di espressione artistica e anche l'amore nel giovane, biondo e bel Martin, venticinquenne pure lui affetto da problematiche e ritardi nella crescita e nella maturazione. La preparazione di un concerto che vede impegnatissimo tutto il coro ed i due innamorati in particolar modo, sta al centro di una vicenda che si risolve anche in questo caso in un amore contrastato dalle convenzioni e dal pregiudizio, anche da parte dei familiari che vogliono bene ad entrambi i ragazzi ed agiscono comunque per la loro reciproca salvaguardia. Ancora problematiche e disagi giovanili dopo l'ottimo Short Terms 12; ma Gabrielle, pur non eguagliando il suo simile, affronta con un approccio diverso e dai risvolti meno drammatici problematiche che non sono davvero meno gravi di quelle dei ragazzi disadattati del primo film. E il film, gradevole e tenero, sincero e mai sdolcinato, si guadagna il rispetto e la simpatia dello spettatore che apprezza lo stile schietto e la totale mancanza di inutili piagnistei nell'affrontare la cruda realtà di malattie che hanno bisogno anche solo di essere affrontate con un corretto approccio che neppure l'amore incondizionato della famiglia (e qui l'amore c'e', al contrario che in Short Terms 12) riesce a garantire, almeno con una naturale e necessaria spontaneità.
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