Regia di Oxide Pang Chun vedi scheda film
Le qualità formali del film (fotografia, scenografia, costumi, make-up, ecc.) sono di alto livello, caratteristica non scontata per le spesso scialbe messinscene orientali in ambito horror, ma ciò che lascia esterrefatti è il contenuto, dapprima totalmente assente e in seguito semplicemente stomachevole. Comincia come l'ennesima, scontatissima storia di fantasmi in gonnella che, minacciosi e inquietanti, appaiono e scompaiono, per diventare subito dopo un fantasy alla "Alice in Wonderland" declinato in versione blandamente orrorifica - ma potrebbe ricordare anche l'anime giapponese anni '70 "Il fantastico mondo di Paul" - in cui alcune sequenze, prese singolarmente, hanno un loro fascino visivo e spettacolare, ma che, inanellate una dietro l'altra senza il supporto di una sceneggiatura capace di motivarle con sapienza, finiscono per generare una senso di imbarazzante superficialità e di ripetitività asfissiante destinato a degenerare presto nella noia più dilagante. Mentre il finale apre a uno sconcertante e reazionario messaggio antiabortista di cattivissimo gusto. Se tutta questa baracconata è stata messa in piedi soltanto perché qualche cineasta di Hong Kong aveva intenzione di riclicare (da qui forse il titolo?) la vecchia idea che l'aborto sia una pratica da esecrare e, conseguentemente, da vietare, l'unica frase con la quale mi sento di rispondergli è la stessa del Massimo Troisi di "Non ci resta che piangere": "Sì sì no, mo... mo me lo segno proprio. Non vi preoccupate".
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