Regia di Alfred Hitchcock vedi scheda film
Durante la mia espansione cinematografica non potevo non imbattermi in un film di Alfred Hitchcock anche e soprattutto perché mai ne avevo visto uno per intero ma mi ero sempre imbattuta in spezzoni già iniziati o pronti a finire. Questo è curato benissimo, nei minimi dettagli, come solo un vero Maestro del cinema sa fare. La storia scorre bene e da subito si capisce chi bisogna tenere d'occhio: Judith Anderson (ce lo indica lui stesso con un'inquadratura personale appena l'attrice compare) nello sguardo assente e funereo della poco simpatica domestica di casa de Winter plagiata dall'amore per Rebecca (la defunta moglie del protagonista citata nel titolo) che pur non essendoci è sempre presente tra le cose e le persone attraverso una R incisa e ricamata dappertutto che, oltre al nome, indica il Ricordo di un Rimpianto da parte di Massimiliano (affascinante Laurence Oliver che non mi faceva mai staccare gli occhi da quella fossetta sul mento) che vive alla ricerca di un alibi che possa donargli amore e futuro. Joan Fontaine che si aggira tra quel castello troppo grande dalle porte enormi non può che ricordare Alice nel paese delle meraviglie (come poi la definirà il “suo” Max), senza nome per creare una voragine tra lei e quella figura inesistente ma onnipresente che imbarazza perfino lo spettatore che, incantato, non può fare altro che chiedersi chissà come Sir Hitchcock avrebbe immaginato quella storia se avesse avuto a disposizione il colore.
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