Regia di Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado vedi scheda film
Wenders e il figlio di Sebastiao Salgado girano un film sulla vita del grande fotografo. Una lenta narrazione fuori campo si alterna alla voce del protagonista che rievoca i momenti salienti della carriera e marginalmente della vita personale. Il vero protagonista del film sono le magnificenti fotografie, in particolare le famosissime immagini della Serra Pelada, ma anche il Ruanda e l'Antartide, tutte nel caratteristico bianco e nero dalla risoluzione infinita e dalla incedibile scala di grigio.
Ma aldilà del celebre e celebrato genio fotografico, non c'è altro. La vita di Salgado è narrata in modo superficiale, i tanti drammi documentati da fotografie storiche scorrono sul video con la tipica attitudine che chiamerei alla "Bono Vox": guardate quanto male c'è nel mondo, siamo tutti cattivi e tutti colpevoli, e quindi non lo è nessuno. Mostrare 30 minuti di cadaveri di bambini morti di fame ci rende migliori o è solo un colpo allo stomaco? Salgado rievoca tutta la sua vita emergendo dal buio, con il tono di un eremita che parla ai fedeli al ritorno della sua purificazione, i registi lo tratteggiano come un santo che ci illumina con la sua saggezza. Intanto la telecamera indugia sulla marca sponsor del grande fotografo perchè ce ne ricordiamo bene (peraltro Salgado ha usato per quasi tutta la sua vita Leica). Uno spottone.
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