Regia di Nicole Garcia vedi scheda film
C'è un certo non so che di chabroliano in questo quadro medio-alto borghese in cui il marcio ristagna sotto a una splendente apparenza; ma se in Chabrol marcio significa spesso sangue e violenza, qui in Un balcon sur la mer la devianza è tutta psicologica, è un substrato di menzogna su cui intere esistenze vengono costruite. Cathy non è chi sembra, non vive rapporti sinceri, è - non a caso - un'attrice frustrata; ma anche Marc e Sergio, all'interno di un triangolo decisamente scaleno, si ritrovano a dover simulare e recitare. Alla base di questa falsità quasi fisiologica c'è un'infanzia, almeno per Marc e Cathy, resa un incubo pregno di sensi di colpa dalla Storia, da un conflitto, quello franco-algerino, mai realmente risolto, esattamente come i rapporti fra i due ragazzini. Che poi, sarà svelato, sono ben tre: la matrice dell'inganno è tutta in questa infanzia/adolescenza funestata da una Storia matrigna violenta. Bravo il duo di protagonisti, formato da Jean Dujardin e Marie-Joseé Croze, con un Toni Servillo spalla efficace e sotto le righe (quantomeno per i suoi standard) e una comparsata tutt'altro che ininfluente di Claudia Cardinale: il suo arrivo sulla scena, infatti, coincide con la svolta del film. Sceneggiatura della regista e di Jacques Fieschi: solida e (psico)logicamente impeccabile, anche se in effetti alla conclusione della visione è impossibile non chiedersi: 'tutto qui?'. 6/10.
Marc, agente immobiliare sulla quarantina, felicemente sposato, riconosce in una sua cliente Cathy, la ragazzina di cui era innamorato trent'anni prima, in Algeria. I due vivono una notte di passione al termine della quale la donna comincia però a farsi sfuggente. E la madre di Marc, in visita al figlio, ha una rivelazione per lui sconcertante.
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