Regia di Paolo Sorrentino vedi scheda film
Come (auto)"cannibalizzare" il proprio cinema,
mangiandosi il film stesso,in ambizioni e gigionerie autoriali.Et Voila',il neofilm di Sorrentino è il palinsesto d'una vanita' conclamata,forte di memoria da cinema "Felliniano" che fu.
Slanci da "Dolce vita"e "Roma",passando per spaccati e visioni d'un 8 e mezzo odierno.
E di mezzo aggiungiamoci le "Terrazze" alla Ettore Scola,colme d'umanita' variegata:nobili,starlette,imprenditori e chi piu' ne ha piu' ne metta.
Una fauna indigesta e stanca di se stessa,padrona d'un oblio vacuo,il cui unico aggrappo è il festino condito da drink e coca.
La Roma odierna è quella involgarita e superficiale,tronfia di edonismi e vanita' da talk show.
E di mezzo uno splendido Toni Servillo,alias Jep Gambardella,scrittore della " Dolce notte",oramai decaduto,che da osservatore/frequentatore si nutre di degradata mondanita'.
L'inizio del film è di quelli col botto,una prima ora pregna di barocchismi e virtuosismi di camera esaltanti.
Festini da terrazza borghese,conditi da assordante musica in cui la regia assiste travolgendo ordini costituiti,rimandandoci indietro ad un cinema compatto che in Italia non si vede piu'.
Il punto di forza è nella scrittura di dialoghi e personaggi,tutti di livello e caratura superlativa.
Un "accatto" umano imborghesito e volgare,restituitoci alla grande dalla sceneggiatura,in orazioni decandate da Servillo,e sopratutto nelle conversazioni al vetriolo sull'umanita' fallita di oggi.Jep Gambardella è un moderno cantore della citta' eterna,troneggiando in ogni angolo di festino, ed assorbendo umori,odori e trombate veloci,dal piacere effimero.
Lente chiara e fotografia lucida donano nei primi 60minuti un ottimo film,da applauso direi,una full immersion nella Roma autentica di stile Felliniano.
Una citta' sorniona,indolente e fortemente barocca che si nutre di animi sperduti,e rimandi ad una corte di personaggi pienamente caratterizzati.
Ma la forte impronta autoriale di Sorrentino si vuole elevare ad ogni costo,dilungandosi,dialogando ad ogni costo con noi,spiegandoci motivi annessi e connessi dietro rimpianti da sentimento adolescenziale.
"La grande bellezza" si perde cosi' lungo le scie del Tevere,tra conventi, suore incartapecorite e press agent falliti.
Sorrentino nella prima ora relega l'universo mondano,nello spazio tra cinismo e disillusione del Gambardella.
Nella seconda parte tracolla verso una vena malinconica,ricca di poesia e struggente a tratti,ma pregna di patetismi evitabili.
L'autocompiacimento di stampo cannibalistico è oramai compiuto,seppur alla presenza d'un ottimo cast che regge la barca.
Servillo,Verdone e il fantastico Monsignor Herlitzka donano brio e mascherano pecche d'una scrittura prolissa.
Grazie a questi attori e il loro contorno di nane,ballerine e caratteristi con facce alla "Dagopsia", il film bilancia una struttura ricca di forzature aprioristiche.
Perchè lasciar parlare una voce off,dal canto disilluso e malinconico? perchè perdersi in un nugolo d'immagini dall'eclettismo visionario ma superflue,e sopratutto perchè relegare un personaggio come quello della Ferilli a quello di "musa"/accompagnatrice,per poi farla "sparire" senza nessi logici?
Sono queste le pecche che rovinano un ottimo affresco(a tratti),girato con tecnica eccelsa,ma infestato di dogmi da narcisismo autoriale.
Ci resta comunque lo splendido primo piano sugli occhi di Jep Gambardella.....personaggio fantastico,cinico,carismatico dalla velata malinconia che danza con la poesia eterna della citta' di Roma.........voto 6
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"Festini da terrazza borghese,conditi da assordante musica in cui la regia assiste travolgendo ordini costituiti,rimandandoci indietro ad un cinema compatto che in Italia non si vede piu'." ?!?!? .. e meno male!!
sono frastornata, bisogna che smetta di leggere critiche senza ancora aver visto il film, ma così, a naso, mi sembra che si stia evocando un po' troppo Fellini, non so se lui sarebbe contento. Mah, andrò, vedrò, forse raccapriccerò, o forse no...
Saro' sincero,ieri sera sono andato al cinema a rivederlo.Mi aveva lasciato molti dubbi che ho voluto richiarire una seconda volta.Come dice @Yume una prima visione ti "ubriaca" di concetti,segni,immagini,citazioni e continui rimandi,da non poterne afferrare i concetti profondi.Potro' sembrare volubile,ma rivedendolo ancora una volta ha colpito anche me nella sua profondita' narrativa e nel romanticismo malinconico.Fellini rimane Fellini ed è "intoccabile",ma di certo nel pianeta cinema italiano "La grande bellezza" è uno dei pochi film davvero "artistici",potra' essere prolisso o noioso,ma di certo nel bene o nel male lascia un segno importante.Da (ri)vedere.....un saluto a tutti.
A me il film è piaciuto molto ma la tua analisi è come sempre pregivole.
Grazie mille mitico Maso! "La Grande bellezza" è un film talmente complesso che una prima visione ti "riempie" di immagini voluttuose e concetti da afferare in contemplazione.In tutta sincerita' ti dico che rivedendolo una seconda volta,l'ho ammirato e mi è piaciuto di piu'........anche se.....Sorrentino esagera troppo nel "riempimento" macroscopico di rimandi,pensieri e figurazioni,15 minuti in meno e sarebbe stato perfetto!!!!
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