Regia di Giulio Manfredonia vedi scheda film
Finito in galera con tutto il suo (chiamamolo così) staff, il neosindaco calabrese in (qualcosa di più che) odor di 'ndrangheta Cetto La Qualunque viene tirato fuori dal gabbio da un misterioso e potentissimo sottosegretario e promosso deputato. Assieme a lui, l'ottuso indipendentista veneto Rodolfo Favaretto e il fumatissimo santone pugliese Frengo Stoppato: a dispetto delle intenzioni iniziali, i tre si riveleranno incontrollabili.
Ingolosito dal grande successo del peraltro non trascendentale Qualunquemente, il buon Antonio Albanese non perde tempo e ci riprova, raffazzonando, con il fido Piero Guerrera, una sceneggiatura canovaccio che vede l'aggiunta di un nuovo personaggio (il simil-leghista Favaretto) e il ripescaggio del classico Frengo, divertentissimo vent'anni fa ai tempi di Mai Dire Gol, ma ormai decisamente datato e fuori contesto. La struttura a storie parallele rende il film inevitabilmente frammentario e sconclusionato, permettendo perlomeno di recuperare la rapidità degli sketch televisivi dai quali i personaggi di Albanese provengono: purtroppo le gag sono dvvero fiacche e, nel tentativo di superare una realtà pseudopolitica che ha superato qualsiasi fervida immaginazione, premono sovente sul pedale del grottesco, dell'eccessivo, del caricaturale (emblematica la pettinatura del sottosegretario interpretato da Fabrizio Bentivoglio). Il risultato è una pellicola che, al netto dell'indubbia bravura del protagonista e di un buon cast di contorno, semplicemente non funziona e, a tratti, addirittura imbarazza.
Quasi inguardabile: 3/10.
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