Regia di Paolo Nuzzi vedi scheda film
Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica…il fascismo è l’antitesi di tutte le fedi politiche, perché opprime le fedi altrui (Sandro Pertini).
Tempi di revisionismo, di riesumazione, di rivisitazione dell’epoca fascista. A mettere le cose al loro posto basterebbero due pellicole: una grande “Amarcord” e una piccola “Il piatto piange”. Rappresentazioni del fascismo quale stagione della vita rubricabile all’adolescenza, ai calzoni corti (Fofi dixit e anche Gervasini), in sostanza all’immaturità dell’uomo. Il protagonista de “Il piatto piange” (Aldo Maccione, mix perfetto di attore elegante e sbracato) è un Titta cresciuto, sempre coi calzoni corti, che pratica il sesso come piacere della vita, il giuoco delle carte come ossessione e voglia di trasgredire al sistema oppressivo della vita e del partito nazionale fascista. Il fascio vuole uomini virili e loro (Camola e compagni) sono un coacervo di varie personalità e caratteri: il vissuto e saggio Rimediotti, il sarto omosessuale Migliavacca, l’albergatore Sberzi etc. Una umanità che tollera con il gioco e lo sberleffo le carnevalate di federali e avanguardisti. E la rappresentazione delle squadracce con il fez e il manganello, pronti a dare fuoco ai culi dei “culattoni”, è esemplare. Ridicoli e grotteschi in ultima analisi. Persino il fante Brovelli (un ottimo Macario) si prende la libertà di prenderli a calci. Il duce è lontano, evocato solo dai canti e dalle esclamazioni mandate a memoria per compiacere i bulli in camicia nera. Dietro quest’opera di Paolo Nuzzi c’è l’anima ed un romanzo dell’arguto cantore della provincia (lombarda) Piero Chiara. Una delle scene meglio riuscite è la manifestazione del “Natale di Roma” in cui Camola e Ines (l’eterna acerba Agostina Belli) mettono in piazza le loro candide carni. Altra scena degna di rilievo è il canto del cigno di mamma Rosa (la mitica tabaccaia di Amarcord), dal malore in bagno alla confessione al prevosto. Il motivetto alla Rota di Franco Micalizzi resta in testa, così come la galleria di facce e caratteristi felliniani, tra cui future figure di caratteri quali Franco Diogene o “vecchie” sempre valide come Bernard Blier e Claudio Gora.
Il piatto piange (1974): scena
Il piatto piange (1974): Aldo Maccione
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