Regia di Jonathan Glazer vedi scheda film
Un film Morale. Un film d'amore.
“Se tralasciamo il contenuto, alcuni dei più spettacolari esempi di arte cinematografica si trovano nei migliori spot pubblicitari televisivi.”
Stanley Kubrick – Rolling Stone – 27 Agosto 1987
O nei videoclip (luogo in cui il contenuto, a volte, si può pure permettere di non essere tralasciato).
InTo My Arms (Jaws).
• Post Tenebras Lux (Not Dark Yet), ovvero : ridare i nomi alle cose.
La pupilla, come una Camera Oscura, uno specchio di tenebra informe, (ap)prende sostanza (semantica) : il segno, la voce. Rinasce oltre la porta delle stelle, il tunnel spaziale, il buco di tarlo cosmico nella guida galattica per conquistadores.
Lo scopo, il fine, l'ob(b)iettivo, l'oggetto analitico. La meta, la finalità, la mira, la funzione scopica.
L'Occhio nel Cielo. Esplora, converge, approda, osserva. Nessuna intercessione.
Oida : guardo, vedo, sento, ascolto, percepisco, dunque so : nulla di più sbagliato, niente di tutto ciò.
La voce compita : vocali e consonanti, sillabe e suoni gutturali, versi e fonemi.
Poi : parole [ tradotte, re-interpretate, (re)inventate, (re)imparate ] : prima le più importanti, necessarie, indispensabili : “sentire-percepire-provare”, “campo (controcampo)”, “film(are)”, poi quelle più specifiche, regolatrici e funzionali : filtro pieno, lamina-pelle ripiegata, fallire, ragazze, puledri, cascata-pozza-conchiglia-cellula, conoscere… E ancora : film(are)...
Parole pronunciate (capite, comprese) per / come fosse la prima volta. Ascoltarsi definirle.
Bestialità, Disumanizzazione, Indifferenza, Incomprensione. Apprendimento, Educazione, Compassione. Dubbio, Identificazione, Scoperta. Seduzione, Erezione, Rivelazione. Evoluzione, Umanizzazione.
Prey... Pity... Poet...
• “Why Here?” - “Because it's… It's NowHere.”
Gli alieni giungono sulla Terra – terzo da Sol – sotto forma d'Informazione.
E d'Informazione si pascono avidamente nutrendosene, all'inizio della loro rigenerazione, come fosse - qual è - pappa reale: così come una indistinta larva di futura ape operaia diventa regina, loro diventano (imparano a comportarsi come) esseri umani (almeno in superficie, ...a pelle).
- Cosa sono? […].
- Si chiamano pecore […].
- Come fai a saperlo?
Isserley pensò velocemente a una risposta.
- Si chiamano così tra di loro, - disse.
- Parli la loro lingua? - sgranò gli occhi al passaggio delle creature trotterellanti.
- Non proprio, - disse. - Solo qualche parola.
[…] - Avete provato a utilizzare la loro carne? - chiese Amlis.
Isserley fu sbalordita. - Dici sul serio?
- Cosa ne so io di quello che fate?
Isserley sbatté nervosamente le palpebre, cercando qualcosa da dire. Come ha anche solo potuto pensare una cosa del genere? Era la crudeltà che accomunava padre e figlio?
- Loro sono...sono a quattro zampe, Amlis, non vedi? Hanno la pelliccia, la coda, i tratti del volto non tanto diversi dai nostri…
Nel suo personale safari, la leonessa -- un tocco di trucco manipolante a ridisegnare i lineamenti della gazzella appena scuoiata di abiti ed epidermide, percolante petrolio di pozza primordiale-interstellare a guisa d'eyeliner, rossetto di pesante rubino-scarlatto cazzuolato sulle labbra come esca, e vaporosa, spettinata e posticcia parrucca di umida permanente
-[ che forse nasconde la lampo cerniera zip, l'asola e il bottone, l'imbastitura bio-cucita che tiene insieme la pelle, la criniera e la maschera, la quale rimane pseudo-senziente e semi-cosciente e continua a reagire agli stimoli e a simulare simbioticamente e mimeticamente la preda ch'ella stessa fu anche dopo essere stata disindossata; e prede che, per quel che le concerne, ci mettono del loro per esser tali, per (cercare di) finirle in bocca, sconsideratamente ed ipnoticamente comandate dal cazzo dritto attraverso il desiderio pescato dal profondo del nero pozzo abissale degli occhi di Lei/Her, pur rimanendo dotate, di norma, e alla bisogna, di fauci e zanne, di unghie e artigli, di forza muscolare e ferina ferocia ]-
a fare pendant col giubbotto di pelliccia (finta) che indossa -- si occupa del procacciare il cibo per la piccola comunità-avamposto, è sempre pronta alla caccia, è il suo lavoro, la sua vita: immettendosi sulle arterie principali e secondarie della rete stradale perlustra il territorio d'intorno, allestisce trappole, adesca prede meritevoli d'esser tali trofei da macello più che da parete, le seduce ed attira con la supremazia del corpo e dello sguardo : la promessa del corpo e una piccola ''magia'' nello sguardo. Si muove nella collinare savana umida e piovosa delle alte terre scozzesi, tra la costa e l'entroterra del paese, in cerca dei suoi abitanti stanziali (cittadini, cacciatori, bracconieri ) e migratori (turisti, viaggiatori).
I leoni, ingobbiti dalla gretta e zarra aerodinamicità, escono alla bisogna, facendo paura e spavento per la maestosa fluidità animal-robotica dell'incedere e l'armonicità dei gesti violenti, e ripuliscono le scene dei delitti.
• Noi Siamo Cibo (Umano, Troppo Umano) Affamato (Make Room! Make Room! / Delicatessen).
“Isserley sapeva quello che Amliss doveva provare in quel momento: qui c'era una vegetazione che non aveva bisogno di crescere in una vasca o di venire raschiata da un terreno viscido e gessoso, ma si alzava nell'aria come un getto gioioso. C'erano ettari ed ettari di tranquilla fecondità, che si prendeva cura di se stessa apparentemente senza alcun aiuto da parte degli esseri umani. E questi erano i campi di Ablach d'inverno: se soltanto avesse potuto vedere cosa succedeva in primavera!”
Un pianeta morente, una nuova casa da cercare (xeno-terraformare, pascolare, allevare, selezionare, sfruttare, depredare), magari dotata di trilioni e trilioni di alberi che sintetizzano l'ossigeno necessario a carburare la vita a base di carbonio e acqua senz'alcun bisogno di “FearSome Engine” sotterranee che lo fabbrichino per sopperire alla sua mancanza sulla superficie del pianeta natale.
Il nero-trasparente liquido amniotico-gastrico implode e discioglie i corpi, ché sotto la pelle siamo tutti cibo (pelle compresa).
Hieronymus Bosch, Caspar David Friedrich (il finale con 'Lui', di sentinella, in osservazione dell'orizzonte...
...dalla sommità del colle innevato, a cercar tracce di 'Lei', contemplativo/assorto e/o preoccupato), Egon Schiele, Francis Bacon, Lucian Freud...
E i vari ''Plastinati con Cute" di Gunther von Hagens.
Figure torte, ritorte, contorte, sfumate e avvitate su sé stesse. Corpi solitari, lividi, tumefatti, disarticolati...
Il nastro trasportatore trasporta succosa carne trita frollata dalla zona del macello a quella della lavorazione finale : il carnaio scorre caldo e pulsante verso una fornace di fameliche fauci spalancate ad accogliere tutto questo ben di dio.
«Per via della sensibilità di cui sono dotati, è da ritenere che anche gli animali debbano partecipare del diritto naturale e che l'uomo sia tenuto nei loro riguardi a taluni doveri.»
Jean-Jacques Rousseau, “Discorso sull'Origine e i Fondamenti della Disuguaglianza”, 1755
“Con i vodsel il guaio era che la gente che non li conosceva poteva equivocare i loro gesti. La tendenza era quella di antropomorfizzarli. Un vodsel poteva compiere qualcosa di simile ad un'azione umana; emettere gemiti di sofferenza, o supplicare, e questo portava l'osservatore ignorante a trarre conclusioni affrettate.
Alla fine però i vodsel non sapevano fare nessuna delle cose proprie degli umani. Non potevano siuwil né mesnishtil, non avevano il concetto di slan. Nella loro brutalità, non si erano mai evoluti abbastanza da usare l'hunshur; le loro comunità erano così rudimentali che l'hississins non esisteva ancora; né queste creature sembravano manifestare il bisogno di un chail e neppure del chailsinn.”
La coppia che annega in sequenza (lei vuole salvare il cane, lui vuole salvare lei), il loro figlioletto neonato lasciato a morire di freddo (non-visione contrapposta alla successiva osservazione di un altro esemplare infante della specie: dall'indifferenza all'empatia) e stenti, e il buon samaritano catturato e ucciso.
È lampante che la scintilla di ''compassione'' scatta nella protagonista quando - più che considerare le malformazioni causate dalla neurofibromatosi che affliggono la sua ultima preda già in salamoia - osserva sé stessa in un residuale piccolo specchio ovale posto s'un pianerottolo delle scale tra il pianterreno e il primo piano facente parte del vecchio arredamento dell'appartamento (dis)ammobiliato conformato a tana.
“Ovviamente sapeva bene che queste creature in sostanza erano esattamente identiche. Qualche settimana di lavoro agricolo intenso e pasti standardizzati bastavano per capirlo. Ma quando erano vestiti […] riuscivano ad apparire piuttosto distinti - al punto che a volte, come con gli esseri umani, avevi la sensazione di averne già visto uno.”
Lei che vuole salvare un diverso tra gli uguali, il suo fallimento e la sua fuga/diserzione in cerca di qualcos'altro da sé, il bestiale cattivo samaritano che, inconsapevole, le restituisce violenza. E chi la ama, rimasto a cercarla.
Sazia, si guarda in faccia, che non è la sua, e riconosce la propria mostruosità. Ora ch'è stata infettata dalla compassione nessuno potrà più proteggerla.
• Informazione (Libro, Libero, Librarsi. Glazer, Faber).
Ne ho visti di ottimi film tratti da eccellenti libri (le novellizzazioni il più delle volte le diamo al gatto). Alcuni ne rispettano alla perfezione l'impiantito, altri lo tradiscono sconvolgendone la morale, il senso, il principio, il percorso e la destinazione. Né l'una né l'altra cosa in partenza sono qualità o solo negative o solo positive. Vi sono pessimi film rispettosi in superficie ma al fondo nulli artisticamente così come vi sono film eccezionali che fanno del tradimento un'arte.
Glazer rispetta alla perfezione il senso e la morale del romanzo di Faber e riesce a creare un'opera autonoma dal punto di vista stilistico. Il regista-sceneggiatore tradisce la trama del romanziere reinventandola, ma solo negli aspetti pratici atti a portare a termine una produzione e a mettere in scena la morale e il senso della storia: percorre una valle diversa delle HighLand scozzesi, ma alla fine il Mare cui giunge è lo stesso, il panorama che si vede dalle brulle colline il medesimo.
Questi cambiamenti, apportati durante la fase di reinterpretante/traducente trasmigrazione dalla pagina di cellulosa alla pellicola di celluloide (attraverso il digitale 2K) in 35mm e formato 1.85:1, avvengono per varie ragioni : di sintassi e di grammatica filmica (e chi dice che il cinema è l'arte suprema perché con un'ellissi può raccontare ciò che a un romanzo servirebbero centinaia di parole per narrare ha capito niente di nulla d'entrambe le arti), di puro e semplice compromesso (una parola totalmente gratuita in un romanzo può costare milioni di $/€ se traslata sullo schermo, e a questo punto si può ricorrere ad una modifica o...ad un fuori campo...), ma, nel caso specifico, entrambe le opere – sia autonome che intercalate ed interdipendenti l'una dall'altra, ché per lo meno dal pdv di chi le ha vissute entrambe risultano inestricabili – sono piccoli capolavori nei loro campi e nel loro genere, travalicando entrambi l'horror sia dal pdv psico-sociologico [il romanzo d'esordio, per Faber : la prova può dirsi ancora un minimo acerba, proprio perché tutti i nodi tornano al pettine: ad esempio le modifiche all'auto (pistole non ancora fumanti), la cui natura è suggerita, che alla fine gettano la maschera, trovano un nome e detonano] sia da quello fantascientifico (il film della maturità sancita e confermata, per Glazer).
L'opera di ''semplificazione'' ( la decrittazione è compito dello spettatore, il quale deve mettere in campo – in uso – la sua chiave d'interpretazione, il grimaldello composto dal know-how preesistente nella sua cultura personale ) del Cinema (a scapito di un testo preesistente o di un'idea-soggetto originale) che ripara a quest'atto barbarico (dettato dalla sua morfologia: all'incrica più o meno 24 frame per secondo contro caratteri a stampa inchostrati quasi sempre nero su bianco) con le (quasi) infinite possibilità del non detto, dell'ellissi, del suggerito, del fuoricampo.
Del manifesto.
• Informazione (Zona Esperienziale : Chris Cunningham, Douglas Trumbull, Stanley Kubrick, Andrej Tarkovskij).
Scritto da Jonathan Glazer e Walter Campbell [ Mad Men della TBWA WorldWide (OmniCom Group Inc.) ] con la collaborazione non accreditata di Milo Addica ( che scrisse “Birth” in collaborazione col regista e Jean-Claude Carrière ), fotografato con parsimoniosa autenticità da Daniel Landin [ che non ha, mai, lavorato con Glazer nell'industria del videoclip (in compenso ha collaborato con Anton Corbijn, Sophie Muller, Grant Gee, Stéphane Sednaoui, Dom and Nic...), ma fu addetto all'additional photography sul set di “Sexy Beast” ], montato con attenta precisione dal giovane Paul Watts della LuxArtists [ suo l'editing dello spot Jaguar di Tom Hooper con Ben Kingsley, Tom Hiddleston e Mark Strong, e degli ultimi due videoclip diretti da Glazer dopo “Birth”, e in assoluto: “Live With Me” dei Massive Attack nel 2006 (grandioso cortometraggio che ha più di un punto in comune con “Under the Skin”, così come il già citato lavoro di Glazer con Nick Cave per “InTo My Arms” ) e “Treat Me Like Your Mother” di the Dead Weather nel 2009 (idem in parte, anche s'è un lavoro che rientra più nei ranghi del mainstream) ], musicato con cullanti/disturbanti objet trouvé pescati dal magazzino sonoro di György Ligeti da Mica Levi (Micachu), scenografato da Chris Oddy, effettospecializzato meravigliosamente dalla Asylum Model & Effects, sonorizzato magnificamente da Nigel Albermaniche e Steve Browell, e castinghizzato con intelligenza da Kahleen Crawford [che non è la grandiosa Avy Kaufman (per citare solo una fra le ultime produzioni delle centinaia cui ha partecipato: “the Night Of”), ma è del posto : Ken Loach, Andrea Arnold, etc…].
Interpretato in sottrazione mimetica da una Scarlett Johansson sempre in scena, dall'inizio alla fine : l'asimmetrico viso da dea finnico-greca, la suadente voce roca e le cosce portatrici sane di santa e meravigliosa cellulite.
Non riesco a dargli un nove pieno, un ottimo tondo, per via di alcune incongruenze-ingenuità che dall'Hard SF (l'appartenenza di UtS a questa categoria è causata dal comparto tecno-visuale atto a rappresentare la dislocazione/rinascita degli alieni sulla superficie terrestre dalle profondità cosmiche e la bio-chimica lavorazione dei corpi casalingo-industriale) pretendo siano affrontate e risolte, se direttamente presentate [ad esempio l'esagerato antropomorfismo alieno (da notarsi le quattro articolazioni alle braccia...), che potrebbe far pensare - se di autentica HardSF a questo punto si trattasse - ad altra origine rispetto agli ''extra''-terrestri...].
Estratta e recuperata la carne, la nuova pelle (mummificata, ingegnerizzata e viva) è pronta per essere indossata : dell'essere umano (così come del maiale, del bisonte, del capodoglio) non si butta via alcunché, si utilizza tutto.
Il romanzo - a cui consegno lo stesso giudizio grafoalfanumerico - invece le affronta e le risolve (le questioni che presenta) senza incongruenze ma con qualche ingenuità.
Per un più ampio confronto diretto tra romanzo (tutti i virgolettati in corsivo - ove non altrimenti segnalato - sono tratti dall'edizione Einaudi nella traduzione di L.Lamberti) e film : Libri A(ni)mati : "Under the Skin" di Michel Faber, in cui emergono più evidenti gli argomenti fondamentali caratterizzanti l'umanità (l'essere umani), ovvero : gli olocausti, siano essi declinati tra conspecifici (shoah, soluzioni finali, schiavismo, colonialismo) o fra eterodominii-regni-phylum-classi-ordini-famiglie-generi (vegetarianesimo, animalismo).
"Under the Skin" altro non è che una grande caratterizzazione di un personaggio (maschera femminile, sotto la pelle agamico), di una Persona (maschera da Essere Umano, sotto la pelle Aliena), di un Paesaggio (horror vacui) Umano (horror pleni).
Un film Morale. Un film d'amore [che (lei) lo (si) voglia o no].
Non si finisce, mai, d'imparare. Persino morendo (il carnefice).
Film(are)... A che serve? A [(non) soprav]vivere.
* * * * ¼ - 8 ½ (¾)
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Nota.
Qui di seguito un estratto dall'intervista di Tim Cahill a Stanley Kubrick di quasi 30 anni fa, in relazione alla citazione, ivi contenuta, posta in esergo al pezzo.
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You've quoted Pudovkin to the effect that editing is the only original and unique art form in film.
I think so. Everything else comes from something else. Writing, of course, is writing, acting comes from the theater, and cinematography comes from photography. Editing is unique to film. You can see something from different points of view almost simultaneously, and it creates a new experience.
Pudovkin gives an example: You see a guy hanging a picture on the wall. Suddenly you see his feet slip; you see the chair move; you see his hand go down and the picture fall off the wall. In that split second, a guy falls off a chair, and you see it in a way that you could not see it any other way except through editing.
TV commercials have figured that out. Leave content out of it, and some of the most spectacular examples of film art are in the best TV commercials.
Give me an example.
The Michelob commercials. I'm a pro-football fan, and I have videotapes of the games sent over to me, commercials and all. Last year Michelob did a series, just impressions of people having a good time...
The big city at night...
And the editing, the photography, was some of the most brilliant work I've ever seen. Forget what they're doing — selling beer — and it's visual poetry. Incredible eight-frame cuts. And you realize that in thirty seconds they've created an impression of something rather complex. If you could ever tell a story, something with some content, using that kind of visual poetry, you could handle vastly more complex and subtle material.
People spend millions of dollars and months' worth of work on those thirty seconds.
So it's a bit impractical. And I suppose there's really nothing that would substitute for the great dramatic moment, fully played out. Still, the stories we do on film are basically rooted in the theater. Even Woody Allen's movies, which are wonderful, are very traditional in their structure. Did I get the year right on those Michelob ads?
I think so.
Because occasionally I'll find myself watching a game from 1984.
http://www.rollingstone.com/culture/news/the-rolling-stone-interview-stanley-kubrick-in-1987-20110307
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Lei, citando Pudovkin, ha asserito che il montaggio è l'unica originale forma artistica del cinema.
Penso di sì. Tutto il resto proviene già da qualcos'altro. La sceneggiatura naturalmente è una forma di scrittura, la recitazione viene dal teatro e le immagini dalla fotografia. Ma il montaggio c'è solo nel film. Ci fa vedere qualcosa da differenti punti di vista, quasi simultaneamente, e questo crea un'esperienza del tutto nuova.
Pudovkin ci fornisce un esempio: vediamo un uomo che sta appendendo un quadro ad una parete. Improvvisamente vediamo il suo piede che scivola, vediamo la sedia muoversi, vediamo la mano dell'uomo che ondeggia ed il quadro che cade. In questa seconda sequenza, l'uomo cade dalla sedia e noi lo vediamo in una maniera che solo il montaggio può rendere.
Quelli che fanno spot pubblicitari l'hanno capito. Se lasciamo da parte il contenuto, alcuni dei più spettacolari esempi di arte cinematografica si trovano nei migliori spot pubblicitari.
Mi faccia un esempio.
La pubblicità della Michelob. Io sono un tifoso di football americano e posseggo le videocassette delle partite che mi hanno spedito, pubblicità inclusa. L'anno scorso la Michelob ha raccolto una serie di immagini - solo persone che si divertono...
La grande città di notte...
Il montaggio, la fotografia, rappresentano il miglior lavoro che io abbia mai visto. Ci si dimentica di quello che fanno - vendono birra - ed è una poesia in immagini. Incredibili tagli di 8 fotogrammi. Ci si accorge che in trenta secondi hanno creato l'impressione di qualcosa di molto complesso. Se tu volessi raccontare una storia, qualcosa che abbia un contenuto, usando questo genere di poesia visiva, potresti lavorare con soggetti molto complessi e sofisticati.
La gente spende milioni di dollari e mesi di lavoro per quei trenta secondi.
Per questo non è molto realistico. E suppongo che davvero non ci sia nulla che possa sostituire un momento fortemente drammatico, recitato bene. Però le storie che noi raccontiamo nei nostri film affondano le loro radici nel teatro. Persino i film di Woody Allen, che sono bellissimi, presentano una struttura piuttosto tradizionale. E' giusto l'anno della pubblicità della Michelob?
Penso di sì.
Perché qualche volta scopro che sto guardando una partita del 1984.
http://www.archiviokubrick.it/parole/interviste/1987rolling.html
Questa pagina non vuole contribuire all'audience di TVSeC.
Ma all'audience di Nutrimenti si.
Harry Thompson (1960-2005) - “ This Thing of Darkness” (2005) - Nutrimenti (2006-2013-2016).
http://www.nutrimenti.net/libro.asp?lib=272
Charles Darwin, Robert FitzRoy, ''Fuegia Basket''.
"Questa creatura delle tenebre la riconosco mia" - W. Shakespeare - la Tempesta - atto V, scena 1.
Michelob Ultra (Breath / Golazo) : https://www.ispot.tv/search?term=Michelob+ULTRA
Non ci stanchiamo mai di parlarne eh? :)
Film pazzesco, la terza visione è stata quella del suggello definitivo (credo). Riconfermo l'intera sequenza sulla spiaggia del mare d'inverno (perenne), dalla prima inquadratura del turista seriale solitario "from Czech Republic" all'ultima dell'inconsapevole disperazione del piccolo, come opera d'arte volendo anche resistente ad estrapolazione e capace di vita autonoma; nonchè come top 10 sequenze secolo ventunesimo. Riconfermo che non leggerò l'UtS di Faber per vivo terrore di mischiare sensazioni troppo diverse (ma, come preannunciato, di Faber, sotto tua indiretta stimolazione, ho appena finito "La Pioggia deve cadere", con gran soddisfazione: quindici racconti che si divorano in un paio di sessioni, una sorta di Carver/Benni/antologie thriller anni '70 che però diventa stile autonomo). Di J.Glazer vidi solo Birth, che mi lasciò tiepidino, ma lo metto insieme a J.M.McDonagh tra i poco prolifici low profile che d'ora in avanti curerò dannatamente.
Sai com'è, avevo una playlist bell'e pronta da cui attingere: ho solo riassunto (molto) e aggiunto (poco)... ;-)
Contro stimolazione indiretta, ho già ordinato "Some Rain Must Fall", la sua raccolta di racconti d'esordio, mentre ho un po' ''paura'' ad affrontare "the Book of Strange New Things", sempre Bompiani e non più Einaudi, 600 pagine di nuovo in territorio ''alieno'', ma dalla mole in zona "il Petalo Cremisi e il Bianco" (che mi manca)...
"Birth" lo considero un ottimo film, ne ho parlato un po' qui [ //www.filmtv.it/playlist/50267/hail-to-the-thief/#rfr:film-27050 ] e un po' là [ //www.filmtv.it/playlist/688570/-/#rfr:film-27050 ].
Mentre "Sexy Best" l'ho visto veramente troppo tempo fa, ma il ''ricordo'' è, pur sfumato, archiviato nello scaffale delle opere ''più che positive'' (però i fogli degli appunti sono bianchi, manca un indice, e c'è solo quell'etichetta...).
"Conosco" J. M. McDonagh solo di nome, quindi non posso ragionare su eventuali paragoni con Glazer: "the Guard" e "Calvary" mi mancano, chissà, forse inizierò a scoprirlo proprio dall'ultimo "War on EveryOne"...
PS. Dialogo forse ''dirimente'', quello col viaggiatore ceco, ''controparte'' della nostra protagonista, la...turista gastronomica / emigrante per fame:
Lei/Essa (Isserley) : You're not from here? Where are you from?
Post-Erasmus : I'm from Czech Republic.
L/E(I) : Why are you in Scotland?
P-E : I just...wanted to get away from it all.
L/E(I) : Yeah? Why here?
P-E : Because it's... It's nowhere.
PPS. Di Benni ho letto nulla, mentre il discorso su Carver sarebbe lungo e meriterebbe uno spazio autonomo (qualche analogia con la costruzione dei dialoghi in Faber, forse...).
Ciao e grazie per il passaggio!
Ottima recensione
Il film l'ho visto solo ieri notte e sto ancora cercando di metabolizzarlo, ma penso mi occorra (minimo) un'altra visione; complessivamente, comunque, mi ha colpito molto
Ho letto prima il romanzo per poi assistere al film, con bis. E no, azzarderei che una notte non basti a metabolizzarlo/i...
Posto il fatto che per comprendere un film o un romanzo non è sempre obbligatorio dover leggere il romanzo da cui è stato trasposto o vedere il film che n'è stato tratto, in questo caso...aiuta.
Ecco, se ti interessa "capire" il film pragmaticamente, letteralmente, magari...oltre le sue stesse intenzioni, allora la lettura dell'opera di Michel Faber ti potrà essere molto utile, sempre considerando però punto fermo il fatto che Glazer non ha raccontato esattamente la stessa storia, tanto a livello pratico quanto speculativo: il regista e co-sceneggiatore non ha "messo in scena" il romanzo (non ci sarebbe stato alcunché di male), m'ha voluto raccontare qualcosa di simile ("Dire quasi la stessa cosa", citando grossolanamente il semiologo di Alessandria) e al contempo di "altro". Chiaro, utilizzando un altro linguaggio, ch'è differente non perché cinematografico - ci sono film che parlano la stessa lingua del romanzo d'origine, e a volte sono eccellenti e stimolanti, altre volte pessimi e solo pedissequi -, ma perché "sperimentale", cosa che il romanzo, ottimo, non vuol essere.
Prendi i quadri che ho citato - per assonanza figurativa - nel testo: il Viandante di Friedrich, la carcassa macellata di Rembrandt, gli autoritratti di Schiele: da soli raccontano la loro storia, ma se fossero il risultato della condensazione di un racconto o di una poesia, non ti verrebbe voglia di leggerli? Sublimare il sublime, ovvero precipitare (raggrumare, condensare, evidenziare, isolare) il “significato”.
Se può esserti utile, una mia playlist della serie Libri a(ni)mati dedicata al romanzo di Faber la trovi qui: https://goo.gl/SreoVW
Bene, non passerà biennio per l’eternità senza leggere o scambiare due battute su UtS con @mck: deciso ora, è sempre davvero piacevole. Un ringraziamento a @Auguste per aver risvegliato il tema e un caloroso benvenuto nel club “colpiti molto da UtS” (sono certo che la seconda, doverosa, visione ti confermerà le forti sensazioni che covi). Club invero ridicolmente, inspiegabilmente ristretto a giudicare dalle medie voto di Filmtv e, soprattutto (non tanto per maggiore credibilità quanto per mero campione statistico) IMdB: 6.6 e 6.3 (ma come caz...).
Esserti imbattuto nel gran pezzo di Matteo (che non esito a definire il più ricco e significativo tra tutti quelli su UtS che ho letto, in rete e non) ti fornirà sicuramente succhi gastrici extra per la metabolizzazione. Io l’ho visto quattro volte e dalla terza è goduria pura. Anzi sento già il pizzicorino per la cifra semitonda.
Grazie per l'accoglienza, e grazie a mck per la (sempre) puntuale risposta
Partendo dal presupposto che la mia visione, deficitaria della controparte romanzesca (non è che io sia proprio accanito lettore), non può rendere del tutto conto della carica innovativa di questa versione - che come giustamente dici è volta alla sperimentazione - il punto di questo film, tale da richiedere senz'altro più di una visione, non è certo una sua (eventuale) natura ostica che ne ostacoli la visione*, né una particolare enigmaticità derivante dalla sua natura di opera-mondo**, ma proprio il fatto che, personalmente, questa m'è parsa un'opera "satura" e quindi difficile da metabolizzare a breve distanza.
Ma proprio nel senso che richiede tempo (ed eventuali altre visioni) per assimilare il tutto e ricondurre, ricollocandoli nel contesto semantico del film, tutti i rimandi extra-diegetici (i rimandi alla pittura romantica, al pre-espressionismo e a Bacon - certo, sono esempi).
* Cinema che ultimamente ho trovato "ostico", e non certo perché "criptico" è quello di Tsai Ming-Liang, che richiede molto, moltissimo allo spettatore.
Almeno io ho trovato molta difficoltà ad "abitare" i luoghi che Ming-Liang allestisce per il suo cinema e ad abituarmi alla sua peculiare gestione del "tempo".
** Un esempio di cinema criptico - di opera-mondo, se vogliamo - m'è parso, ad esempio, quello di Reygadas.
Non quello di Battaglia nel cielo (che non mi ha neppure colpito troppo, onestamente), ma quello del particolarissimo Post-Tenebras Lux.
Su lo Specchio Scuro, in un'ottima analisi di UtS, hanno fatto anche un felice confronto tra gli incipit dei due film, e che per me ci sta anche
@Karugnin. Un oceano e 8 fusi orari di mezzo rendono il tutto ancor più divertente...
@Auguste. Ah, ok, quindi per te è una questione di quantità. Chiaro.
Per Tsai è un discorso ancora diverso. Non sono un aficionado del suo cinema (purtroppo per me), ma nel suo caso, per l'appunto, non è una questione di saturazione, ma (penso tu possa riferirti all'anti-climax di "Vive l'Amour" e a "Stray Dogs" in particolare, perché altre sue opere sono più "fruibili", penso a "Goodbye, Dragon Inn" e "il Gusto dell'Anguria", mentre mi mancano "il Fiume", "il Buco" e "Che ora è laggiù?") del suo contrario: una spaziatura, una vuotezza, una lacunosità che non è concava accoglienza ma convessa respingenza, senza facili appigli empatici (ma che, una volta trovati...).
"Hanno fatto anche un felice confronto tra gli incipit dei due film": vedi sopra...
Gnomicamente, nel mio pezzo, mi sono quasi limitato a "spiattellare" lì l'incipit di PTL (aggiungendo più sotto una decina di righe di "commento" accessorio), lasciando al lettore la possibilità di fare 2+2 (odio quelle recensioni pedanti che pretendono di spiegarti l'ovvio presentandotelo come una loro incredibile scoperta).
Direi che il prologo di PTL e tutto UtS, non solo il suo inizio "didascalico", sono assimilabili: da una parte c'è una bambina che durante un'avventura (dis-persa, dimenticata, ludico/controllata) o un'apocalisse gioca a re-imparare a ri-dare i nomi alle cose, dall'altra c'è un'alieno/a che deve attrezzarsi per conoscere e far proprie almeno in minima parte le usanze umane per potersi inserire nella società senza destare troppa attenzione (vestirsi con la pelle del lupo, puzzare di lupo, muoversi come un lupo e poi barrire, nitrire e bramire invece di ululare e abbaiare non serve a granché) e poter così catturare le sue prede in relativa tranquillità.
Altro punto in comune tra le due opere, al di fuori della grammatica e della semantica filmica, la questione della colonizzazione e delle classi sociali, onnipresente in Reygadas, qui in Faber/Glazer traslate su scala interstellare.
Un caro saluto, Giovanni & Luigi.
Che dire? Sempre stimolante discutere con te!
Per Ming-Liang mi riferivo soprattutto a "Stray Dogs", visto due volte l'ultima settimana: è cinema che, pur interessandomi, non riesce proprio a prendermi... limite mio.
Goodbye Dragon Inn, concettualmente parlando, forse perde parte del fascino "astratto" del suo stile (perché il discorso va abbarbicandosi ad un tema preciso) ma paradossalmente funziona meglio; "The Hole", invece, che è forse il più godibile dei pochi film suoi che ho visto, mi sembra perda molta della potenza concettuale che traspare invece negli altri lavori.
Al momento direi che l'unico suo film che mi abbia del tutto convinto è "Vive l'amour": Stray Dogs lo trovo interessante ed unica come esperienza cinematografica, ma non sono riuscito proprio a "coglierlo".
Ci tornerò su e magari vedrò gli altri suoi film.
Venendo a Reygadas, il punto di PTL mi sembra sia infatti nel ristabilire il rapporto tra io e mondo: l'incipit, che trovai folgorante sin dalla prima visione, assomma tutte le dicotomie dell'opera per farsene paradigma.
Il post-incipit, in qualche modo, è più una nota a margine, un incarnarsi a (dis)misura* d'uomo della frattura, apparentemente insanabile tra uomo e mondo, che la tempesta dell'incipit esplora prima in dimensione "naturale".
C'è tutto il "dramma" del cercare uno sguardo vergine sul/del mondo, ristabilendo un contatto primigenio con le cose (dando loro un nome) - che è poi l'esito finale per il protagonista, quello di venire a capo a partire dalla "corruzione", da questa rottura.
Il film gioca proprio su questa dialettica tra il cercare un rapporto "originario" con le cose, l'irruzione del Male (comunque lo si interpreti - ed è la cosa più problematica del film) ed un ritrovato sguardo "rasserenato", in grado di cogliere nella transitorietà (emblematica la scena finale della partita) delle cose l'essenza della Natura/la possibilità per l'Uomo di ritrovare, al di là dell'attrito iniziale (raddoppiato dalla ricomparsa del post-incipit, variato), un nuovo modo di essere al mondo, stavolta disappropriante, non individuale.
* La natura del demonio che vediamo all'inizio è interessante proprio nella sua insistita bidimensionalità, nella sua piattezza, che fa lega però con la componente cromatica contrastante con l'ambiente circostante, e che non può ridurre a mera ombra, e dunque parvenza, la sua esistenza.
L'interesse sta appunto nel suo essere figura di passaggio, metà ombra metà "sostanza", metà uomo metà animale, metà incarnazione antropomorfica del Male metà simbolo di qualcosa che si vuole ultraterreno.
In realtà è difficile cogliere tutto, perché poi PTL, nel suo porsi come opera-mondo, lascia molto sfumate certe cose (al contrario di un Malick - e onestamente una qualche somiglianza ce l'avrei vista) ed altre, come la questione del demonio, abbastanza criptiche.
In attesa di "Donde Nace la Vida" (limitandosi al titolo: più film-mondo di questo...) l'unica opera reygadasiana (non lo è Stellet Licht / Luz Silenciosa, né tanto meno Batalla en el Cielo) che può appatenere a questa categoria rimane PTL.
La figura, iconizzata occidentalmente (si pensi alla "grossolana" invenzione clarkiana di "ChildHood's End"), del male incarnato (esiste in noi: bisogna raffigurarlo per estrapolarlo) in PTL è una vera e propria cartoonizzazione flatlandica: c'è il rischio che appaia come un "visitatore", quando invece è un vero e proprio "inhabitant" ancestrale della civiltà umana: proiezione di un'ombra - rivelata dal focolare d'incandescente tungsteno al calor bianco che lampeggia 48 volte al secondo del sogno/cinema - e compagno di viaggio.
Tra gli autori "recenti", i miei - senza andare a pescare nel mare magnum dell'indipendente/sperimentale/documentario puro (anche se Frederick Wiseman è FONDAMENTALE sott'ogni aspetto) - in tal senso (cinema-mondo, postmoderno-massimalista) sono PTA ("There Will Be Blood" e "Inherent Vice"), David Chase ("the Sopranos"), Matthew Weiner ("Mad Men"), Noah Hawley ("Fargo"), David Simon ("the Wire", "Treme", "the Deuce"), Michelangelo Frammartino, Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravel, Massimo D'Anolfi e Martina Parenti, Yervant Gianikian e Angela Ricci-Lucchi, Lars von Trier, Kar-wai Wong, Patricio Guzman, Amir Naderi, Herzog, Tarr, Sokurov, Kechiche, Malick, qualcosa di Amos Gitai... E un ricordo particolare per Kon Satoshi.
Non so se sono sulla giusta pista con Reygadas, perché è un autore che ho ancora inquadrato poco.
PTL è un film che fa anche della vaghezza uno dei suoi punti di forza, ma è impossibile non percepire, anche inconsciamente, un senso di catarsi dalla visione del film: alla fine mi pare che tocchi, senza banalizzarli e senza cadere in patetici simbolismi, temi vecchi quanto l'uomo.
Non azzardo una mia lista di nomi perché semplicemente ne so (ancora, provvederò!) troppo poco del cinema attuale, ma grossomodo i nomi che hai fatto rispondono, credo, a quelli che eventualmente citerei anche io (aggiungerei anche registi più "narrativi" tipo Polanski, Mann e Friedkin)
Molti di questi mi mancano, comunque, quindi ti chiedo consigli e delucidazioni (quando hai tempo, chiaro) su:
- Frammartino (so i titoli quali sono, ma da quali partire?)
- Castaing-Taylor (ignoro)
- Paravel (ignoro)
- D'Anolfi
- Gianikian (ignoro) / Ricci-Lucchi
- Kechiche
Per il resto credo di poter concordare - devo recuperare le serie - ma su Malick non ci posso fare nulla: ho visto poco, ma per me è amore/odio, e un film visivamente spettacolare come Voyage of Time è paradigmatico del rapporto di ambivalenza che mi lega al suo cinema.
Ming-Liang è un altro autore che ci terrei ad approfondire, ma che non riesco ad amare visceralmente, e poco valgono le dichiarazioni del regista che non vuole spiegare una virgola dei suoi film: se vanno semplicemente "sentiti", ecco, il problema è che proprio non riescono a "prendermi" in senso emotivo.
Per quelli sperimentali - ci tengo particolarmente - quali mi consigli? Ho un po' di nomi in mente, ma anche di questi autori conosco troppo poco...
Di Wiseman cosa mi consigli?
Ah, e BTW: Herzog è tra i miei 5-6 registi preferiti di sempre, e proprio nell'insieme
Frammartino: se lo conosci, i titoli son quelli...
In coda a questa - https://www.filmtv.it/film/58763/alberi/recensioni/911119/ - pagina su “Alberi” ho inserito un commento con link a pezzi di AlfaBeta, il Manifesto e DoppioZero dedicati ad Angela Ricci-Lucchi (recentemente scomparsa) e Yervant Gianikian.
Su quella stessa pagina, se clicchi sui permalink “poligoni di materie oscure”, “castelli aeroportuali” e “infinite fabbriche di duomi” verrai rimandato ad altrettante rece relative ai corrispondenti film di D'Anolfi/Parenti.
Castaing-Taylor/Paravel: “Leviathan” e “Caniba”.
Wiseman. L'opera-mondo totale. È come se mi stessi chiedendo da dove iniziare con la Recherche: è meglio la Prigioniera o la Fuggitiva, Sodoma e Gomorra o i Guermantes? E no, non lo so, l'ho solo sfogliata per farmi aria usando come segnalibro “Infinite Jest”. Inizia dall'inizio: “Titicut Follies”.
Il consiglio vale anche per Kechiche: “la Faute à Voltaire” e “l'Esquive”. Però qui non posso esimermi dal segnalare il mio preferito: “la Graine et le Mulet”.
Lo sterminato paesaggio del cinema sperimentale: iniziamo (anche se in un commento precedente a “Gravity” hai citato Michael Snow, perciò qualcosa sembra tu conosca) dalle basi: Stan Brakhage e Norman McLaren (a loro modo entrambi anche colonne portanti del cinema di “animazione”).
Se poi volessimo aprire il fascicolo animazione/sperimentale, ecco un nome che già conosci: Svankmajer (e dietro di lui decine di autori dell'est Europa). In attesa del suo "Cappotto" gogol'iano.
Per il cinema d'animazione i nomi son quelli, sì
Miyazaki, Takahata, Kon e pochi altri per la scuola giapponese, Norstein per quella russa (sì, il cappotto è in produzione da praticamente trent'anni xD) e Petrov, poi c'è la scuola cecoslovacca con nomi come Trnka e Svankmajer, che è anche tra i miei preferiti (anche Miyazaki lo è)
Sempre disponibilissimo!
Avevo fatto confusione su Frammartino, ma ho visto che in pratica sono giusto un paio i lungometraggi
Kechiche, ho visto ora, è il regista del celeberrimo "La vita di Adele", che pure mi manca!
Per il cinema sperimentale conosco giusto i fondamentali, tipo appunto Brakhage, Anger, Snow, qualcosa di Kubelka...
C'è un blog, che quasi sicuramente già conoscerai, gestito da un ragazzo che ha gusti assai estremi (che non condivido, almeno in quanto presa di posizione netta), ma che ha grande conoscenza del cinema sperimentale - lì ho trovato varie segnalazioni interessanti (Weberg su tutti)
Tra quelli scoperti di recente direi Bruce Baillie, del quale mi ha colpito molto "Valentin de las sierras"
Leviathan l'avevo, ma ancora devo vederlo
D'Anolfi/Parenti e gli altri darò un'occhiata alla tua utile playlist
Mi hai fatto venire molta curiosità su Wiseman
Ecco, la fretta: ho cortocircuitato Svankmajer e Norstejn. Sacra Madre Russia e cugina Ceco(Slovacchia) mi perdoneranno.
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