Regia di Gore Verbinski vedi scheda film
La storia degli Stati Uniti ha i suoi alti e bassi che spaziano dalle guerra per l'indipendenza e la sfida della nuova frontiera, alla tratta dei neri africani e caraibici e la sopraffazione verso i nativi-americani, cosiddetti indiani, in una logica dell'affermazione individuale e la resa del massimo profitto spesso senza scrupoli.
The Lone Ranger racconta una fase di questa storia, in particolare lo sviluppo della strada ferrata a unire – non solo simbolicamente- la nuova Nazione, ma anche gli interessi occulti dietro questo nobile paravento da parte di avventurieri e delinquenti coi colletti bianchi, a scapito dei Comanche, popolo che abitava legittimamente le sue terre senza sapere o solo sospettando quali tesori celassero all'Uomo bianco.
Nel 1933, in una fiera di S.Francisco, un ragazzino, fan ante-litteram del personaggio noto come Lone Ranger, incontra Tonto, vecchio Comanche che posa come una statua all'interno di un tendone a tema e che, vedendolo, inizia a raccontargli di come il procuratore John Reid, tutto codici e gabelle, si trasformò da legale rappresentante della Giustizia al leggendario "Ranger solitario", che si faceva giustizia da solo.
La vicenda è raccontata con ironia e quasi nostalgia per i tempi andati. Ovviamente in stile Disney, quindi sempre tutto politicamente corretto
Johnny Depp è costretto all'ennesimo personaggio “stravagante” in cui credo si sia un po' condannato. La fotografia è molto ben realizzata, con ottime rappresentazioni del West selvaggio.
Gli effetti speciali abbondano, ma non guastano, collaborando a dare l'impressione di un ricordo reale con notevoli sovrapposizioni a metà fra l'esuberante fantasia e la fanfaronata tesa a colorirlo ulteriormente...
Complessivamente gradevole per distrarsi dall'afa del periodo.
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