Regia di Davide Manuli vedi scheda film
Poco dopo l'uscita del celeberrimo "Le Vacanze intelligenti" episodio sulla irresistibile visita alla Biennale di Venezia mostra d'arte moderna da "Dove vai in vacanza?" dell'amico Sordi, un giornalista chiese a Giulio Andreotti:- "Lei cosa pensa dell'Arte povera?" -:"Mah, io ho sempre avuto interesse per gli artisti soprattutto di buon gusto, non per quelli solo di buon nome per i critici."
Claudia Gerini in un film è praticamente sempre garanzia di boiata, Vincent Gallo non quasi sempre ma molto spesso sì.
Il binomio di protagonisti non delude le aspettative in questa ultima opera cinematografica e si spera rimanga come tale per altri dieci anni, del ''Maestro" ex Actor's Studio(immancabile in ogni curriculum "di peso" all'"amerigana" per provinciali e boccaloni, Milly Carlucci compresa) Davide Manuli, un imitatore così pretenzioso, senza senso alcuno e negato che sarebbe da inventare "perché si ama o di odia", solo per i professorini sinistrorsi di FilmCritica e Sentieri Selvaggi, senza le maschere straordinarie della commedia dell' arte cioè della vita, di Ciprì e Maresco.
Questo suo ultimo film è perfetto da vedere quando pensi di stare invecchiando e che il tuo gusto e discernimento di giudizio di possano in qualche modo ammorbidire e perdere di spirito critico, per capire invece cosa voglia dire fare parte di una clientela autoreferenziale e assolutamente autoindulgente, ma con un buon posto a tavola.
E povero Werner Herzog e ancora di più Bruno S. (nel suo ruolo ripreso da un ermafrodito che sembra un maschio ma parla con voce da donna, tanto per non farsi mancare nulla che assicuri interesse ai giorni nostri per articolesse dei giornalai progressisti), per l'appropriazione di un nome e un titolo, che nulla c'entrano e possono ambire ancora solo come aaffiliazionedi intenti e ispirazione, con modelli assolutamente inarrivabili, e che tanto più non hanno bisogno dei finanziamenti di alcun Mibac in caratteri cubitali dei titoli.
E la colonna sonora elettronico trance di Vitalic o come diavolo si chiama, non è esattamente come quella di un Klaus Schulze, o di un Moderat.
Non è vero poi, come dicono qui il George Clooney delle recensioni e certi vecchi arnesi della critica dei giornaloni di sinistra e pagati oro come Nepoti, che Manuli "lo si ama o lo si odia" -loro naturalmente lo amano- che quindi i buzzurri non sinistronzi come noi non possono apprezzarlo perché fuori dai circuiti "mainstream"-termine in questo caso svuotato di senso e applicato a supercazzola per menare il naso-, in quanto il film non è andato a vederlo nessuno al cinema semplicemente perché è una tortura da Cura Ludovico, alla visione.
Proprio questo argomento della sua scarsa visibilità distribuitiva(ma se oggi è perfino su Internet Archive, e nel sito della CG), dimostra la paraculaggine di Manuli o qualcuno dei suoi, ad ergersi come solito "artista maledetto" e boicottato, "di nicchia" ,"unico", e che nel trailer del film assieme ad altri osanna evidentemente strafumati o amicali, cita a caratteri cubitali nella sua grafica dei titoli persino Muccino, con la sua frase ''Condannato dalle leggi del mercato", riferendosi al film. Ecco, proprio Muccino con ciò che rappresenta dovrebbe essere l'antitesi di quello che Manuli vorrebbe aspirare ad essere, ma non può evidentemente aspirare neppure in divenire.E Muccino probabilmente, quando ha detto quella frase lo stava pure perculando.
Ted_Bundy1979
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