Regia di Wes Anderson vedi scheda film
Un vero artista lo si riconosce da pochi tocchi. Non a caso chi abbia visto almeno un film di Wes Anderson non può non riconoscerne il tocco vellutato, cristallino, quasi etereo prima ancora che i titoli di testa terminino. Wes Anderson ci ha abituato a comporre tanti piccoli “mondi di Amelie”, privandoli dei carillon e di quelle fioriture inutili in quanto orpelli non funzionali. Da “I Tenenbaum” in avanti, il regista texano ha creato personaggi complessi, comicamente drammatici o drammaticamente comici, ma comunque figli di una complessità ben concepita in fase di caratterizzazione. E “Moonrise kingdom” non fa eccezione, confermando i tratti autoriali notori di Anderson, così come la predilezione per un cast di primissimo livello (qui ci sono Bruce Willis, il feticcio Murray, Tilda Swinton, Frances McDormand, Edward Norton e, seppur con un cameo, Harvey Keitel). La sensazione però in questa occasione è che Anderson sembri rimanere vittima di se stesso, curando al massimo la definizione delle peculiarità tecniche (prodigiosi e d’effetto i continui movimenti di macchina e le panoramiche suggestive), affidando alla confezione estetica la solita impeccabile aura, mettendo troppo da parte la storia che, forse perché come al solito bisognosa di una seconda se non di una terza visione, finisce per smarrirsi nelle sue metafore e nei suoi sottesi, lasciando i meno ferrati e quelli più distratti con l’amaro in bocca.
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