Regia di Tim Burton vedi scheda film
Voto : 8 Accusare Tim Burton di rifare sempre lo stesso film è un po’ come accusare John Ford di aver fatto troppi western o Martin Scorsese di aver fatto toppi gangster movie. Quella di Burton è una “poetica” legata ad uno dei generi piu’ difficili di sempre : il fantasy.Un terreno insidioso sul quale persino Peter Jackson è scivolato di recente con “Lo Hobbit “ e che nella sua storia vanta solo un pugno di veri e propri “autori”.Certo negli ultimi vent’anni c’e’ stata l’esplosione del genere supereroico (del quale va detto che Burton con i suoi Batman è stato precursore,molti l’hanno dimenticato )ma c’e’ una differenza netta tra un fantasy come “The Avengers” (ad esempio)e uno come “Frankenweenie” :La parola e’ regia. Cioe’ mentre dietro “The Avengers” ,che è un film legnoso privo di quella leggerezza insolente che caratterizza il genere, c’è uno dei tanti mestieranti al servizio di Hollywood, dietro “Frankenweenie” c’ è un regista, un maestro dello stile che quella “leggerezza” ce l’ha nel Dna. Il terzo lungometraggio in stop motion del regista di “Edward mani di forbice “ e “Nightmare before Christmas” non è solo un prodigio di perfezione tecnica, un caleidoscopio immaginifico di rimandi e omaggi al grande cinema horror classico ( con almeno due citazioni irresistibili : Mr. Rzykruski/Vincent Price e Weird Girl , una via di mezzo tra la sposa cadavere e i bimbi diabolici di "Il villaggio dei dannati" di Rilla) ma un ‘esperienza emotiva preziosa che (come la prima splendida parte di “La fabbrica di cioccolato” )accende una scintilla di passato e ci riporta alla purezza e all’innocenza dell’infanzia. .Impossibile per chiunque abbia avuto un amico a quattro zampe trattenere la commozione.
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