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La notte di San Lorenzo

Regia di Paolo Taviani, Vittorio Taviani vedi scheda film

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La recensione su La notte di San Lorenzo

di steno79
9 stelle

Insieme a "Padre padrone", probabilmente il miglior film dei fratelli Taviani e una delle più significative pellicole italiane che raccontano la Seconda Guerra Mondiale, degna del "Paisà" di Roberto Rossellini. La carriera dei Taviani in seguito ha riservato parecchie delusioni, ma qui la loro ispirazione era ancora sincera e limpida. Nel raccontare la fuga nelle campagne degli abitanti di San Miniato, in Toscana, per sfuggire alle atrocità dei fascisti, scelgono una narrazione di stampo epico-popolare che si rivela singolarmente adeguata alla materia narrata, in cui non stona l'ottica fiabesca e sognante della bambina che assiste agli eventi, e poi li rievoca molti anni dopo davanti al figlioletto ancora in fasce. Anche qui abbiamo a che fare con i ricordi personali dei due registi, naturalmente, ma la scelta di una bambina come loro "alter ego" mi sembra sia stata efficace, in quanto garantisce un certo distacco dalla materia ed evita un coinvolgimento personale troppo scoperto. Si tratta di un film corale con molti personaggi, strutturato in maniera episodica come lo stesso "Paisà": alcuni si sono lamentati che certi personaggi minori sono soltanto abbozzati e che la struttura polifonica risulta dispersiva, ma a mio parere questi difetti restano ininfluenti, in quanto il nocciolo del dramma emerge in immagini di forte pregnanza espressiva. Fra le varie sequenze, memorabile la battaglia nei campi di grano fra contadini e fascisti che conferisce un adeguato risalto figurativo alle campagne toscane, con l'immagine onirica, divenuta famosa, del corpo di un fascista trafitto dalle lance di alcuni contadini che la bambina sogna come dei soldati romani (immagine che, a dire il vero, non è tra le mie preferite, in quanto mi sembra un pò troppo "Grand-guignol"). L'ampio cast è diretto con attenzione e scrupolo degni del Neorealismo: fra i tanti volti, spiccano soprattutto Omero Antonutti, la spagnola Margarita Lozano, Claudio Bigagli, Massimo Bonetti e Paolo Hendel, ma anche gli attori non professionisti risultano spontanei e abbastanza credibili. Una menzione d'onore anche alla coinvolgente colonna sonora di Nicola Piovani, che coi Taviani avrebbe prodotto ottimi risultati anche nel successivo "Kaos". Un film che merita di essere riconsiderato, anche perchè all'estero non ha avuto forse tutta la fortuna che meritava: nell'ambito della produzione italiana degli anni Ottanta, resta una pellicola di notevole spicco.
voto 9/10

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Ultimi commenti

  1. hallorann
    di hallorann

    Indelebili per ferocia i fascisti interpretati da Riondino, Sarchielli e il ragazzino Guidelli. Bellissima anche la morte di uno di essi, con il vecchio che in toscano dice: "Sparagli non lo vedi che soffre!"...se non ricordo male. Grande film e ottima valutazione.

  2. ed wood
    di ed wood

    gran bel film, fra coscienza e affabulazione, come anche "Allonsanfan"...la Storia rivissuta come favola, o come viscontiana allegoria del presente...il meglio dei Taviani però resta il televisivo "San Michele aveva un gallo", stupendo saggio di teoria politica condotto per geniali invenzioni filmiche...possibilmente, i nostri migliori autori anni 70...un saluto, Steno...

  3. steno79
    di steno79

    Grazie Hallorann ricordo bene la scena che hai citato, col ragazzino Guidelli che attirava in trappola i partigiani per farli uccidere... una scena per molti versi agghiacciante... Grazie anche a Ed wood: giusto il riferimento a Visconti che fai, era senz'altro uno dei riferimenti dei due registi... purtroppo il San Michele aveva un gallo non sono mai riuscito a trovarlo, ma tutti ne parlano molto bene... i Taviani sono stati davvero fra i registi più maturi del cinema italiano anni 70-80, almeno fino a Kaos, poi è iniziata una certa involuzione, innegabile, anche se si sono ripresi col recente Cesare deve morire. ciao!

  4. Mr Rossi
    di Mr Rossi

    La scena surreale della morte del milite fascista interpretato da Riondino è immaginata dalla bambina come la scena di un poema omerico, così come la immaginerebbe l’ ultima vittima di quel fascista, il vecchio che amava citare i versi dell’ Iliade, con gli antichi guerrieri greci al posto dei partigiani toscani con il loro comandante Bruno al posto di Achille.

    1. steno79
      di steno79

      Ciao mr. Rossi ti ringrazio per la spiegazione, comunque quando vidi il film avevo compreso la natura un pò surreale della sequenza, sicuramente insolita all'interno di un film di taglio realistico

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