Regia di Matteo Garrone vedi scheda film
Il paese (sur)reale
Non mi interessa per nulla quale sia l'elemento particolare e accidentale che funge da motore per questo film, cioè la trasmissione televisiva - chi pensa che questo sia un "film sul Grande Fratello" non ha capito niente (e dubito caspisca qualcosa di cinema in generale, se non riesce ad andare oltre il proprio naso nel vedere un film).
Quello che interessa a Garrone è il tema eterno dell'uomo e del suo essere guardato: oggi il meccanismo per cui esistiamo se siamo osservati, per cui possiamo dare un senso alla nostra vita solo se parte di uno spettacolo passa certo per il mezzo televisivo, ma non solo. La cosa più straziante dello smarrimento di Luciano è il fatto di dover dipendere da osservatori, controllori, spettatori - Luciano porta alle estreme conseguenza il percorso inarrestabile dell' essere uguale ad apparire. E Garrone sa cogliere il punto in modo originalissimo, portando il realismo del reality con cui il film comincia e che dura per un'ora verso strade surreali fino alla conclusione splendida e geniale di un Luciano che entra e rimane in una dimensione superiore, che esternamente può sembrare la Casa, ma che internamente è la soddisfazione di chi sente vero solo come immagine da mostrare.
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