Regia di Ruben Fleischer vedi scheda film
Mickey Cohen, leggendaria figura di boss ebreo della Los Angeles del Dopoguerra, non è certo uno sconosciuto per chi si sia mai avventurato nei libri di Ellroy che elevano a potenza lo scenario di corruzione istituzionale, nevrosi poliziesca e violenza metropolitana di Hammett e Chandler. Ma, nonostante l’allusiva destrezza dei dialoghi, non è il romanzo hardboiled il nume tutelare di questo film che sembra l’anello mancante tra The Untouchables. Gli Intoccabili e L.A. Confidential, visto che ha come protagonista una squadra d’assalto di poliziotti fomentatissimi che praticano il terrorismo antiracket come unico mezzo per avere la meglio contro un gangster che ha in mano tutte le istituzioni della città e sogna di espandere il proprio regno su tutta la costa occidentale. In quel tipo di film in cui se vedi il personaggio minore di un adorabile lustrascarpe apparire in un’inquadratura di troppo sai già che sarà fatto fuori in quella successiva, lo stile, più che nel design pop vintage del neon, delle macchinone e dei cappelli, è rivelato da Sean Penn, diabolico malvivente: che recita con le pupille agli angoli degli occhi come i personaggi di Dick Tracy. Smalto digitale, ironia post moderna, tratto grosso da fumetto. Il divertimento non manca, in questo film il cui regista ha come prossimo progetto una possibile riduzione da un videogame e lo sceneggiatore un copione sui fumetti della DC Comics. Il cinema, un po’.
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