Regia di Raffaello Matarazzo vedi scheda film
La serie di sette melodrammi diretti da Raffaello Matarazzo e interpretati dalla coppia Amedeo Nazzari/Yvonne Sanson aveva segnato una battuta d'arresto con "Chi è senza peccato" e "Torna", ma riprende quota con questo "L'angelo bianco" che è il seguito di "I figli di nessuno", senz'altro uno dei migliori del ciclo. Qui abbiamo Nazzari che, dopo la morte del figlio nel film precedente, perde anche la moglie e la figlia e in seguito conosce una ballerina che gli ricorda in maniera incredibile il suo amore per Luisa, madre di Bruno diventata ormai suora. La dinamica alla base della storia anticipa di qualche anno quella di "Vertigo" di Alfred Hitchcock, che il film ricorda sotto vari punti di vista, anche se ovviamente non ci troviamo di fronte alla genialità del maestro britannico; se il copione sconta qualche artificio di troppo, come nei titoli precedenti, all'attivo va senz'altro messa una regia più sobria del previsto, non priva di soluzioni eleganti a livello visivo, soprattutto nella parte finale. Agli occhi dello spettatore odierno risulterà inevitabilmente invecchiato e portatore di una visione della Donna sdoppiata in Santa e puttana che risulterà inevitabilmente semplicistica, ma se lo giudichiamo contestualizzandolo nella sua epoca e guardando agli influssi che avrà sul melodramma dei decenni successivi, ecco che "L'angelo bianco" trova la sua ragione di essere, ben servito soprattutto da Yvonne Sanson che riesce nell'ingrato compito di dare spessore alle due figure antitetiche, pur non raggiungendo la complessità della caratterizzazione di Kim Novak nella "Donna che visse due volte".
Voto 7/10
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