Regia di Gilles Paquet-Brenner vedi scheda film
Ideale seguito di quel "Vento di primavera" diretto da Rose Bosch nel 2010 e sempre incentrato sugli orrori della deportazione francese, con particolare menzione per gli orrori del Velodromo d'Inverno. Una commemorazione che diventa inchiesta giornalistica, la storia di una sola bambina che si fa manifesto di una vergogna nazionale, di una colpa indelebile, di una sofferenza indicibile. Corsi e ricorsi storici in grado di condizionare scelte e rivoluzionare esistenze a più di cinquant'anni di distanza, perché non tutti sono disposti a girarsi dall'altra parte, non tutti hanno rinunciato alla ricerca della verità. Materiale abusato ma sempre efficace, qui messo in scena con la giusta dose di pathos, soprattutto nelle sequenze di flashback popolate dal tormento della giovane Mélusine Mayance. Impossibile rimanere indifferenti. Convince di meno la parte investigativa - nonostante la buona prova offerta da Kristin Scott Thomas - inevitabilmente retorica e votata al sentimentalismo. Tolte le forzature a fin di bene, il film di Gilles Paquet-Brenner è comunque ascrivibile ad un genere d'intrattenimento educativo che non può e non deve mai venir meno.
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