Regia di Gary Ross vedi scheda film
Le anticipazioni lette qua e là, paragonavano tutte Hunger Games a "Twilight" e "Harry Potter" e hanno fortemente condizionato le mie (ridotte) aspettative su questo film.
Alla fine, però, la curiosità di vedere il film ha prevalso (complice il trailer visto in occasione di un'altra proiezione) e la visione mi ha costretta a rivedere completamente le idee che mi ero fatta. Hunger games è molto più di un film per adolescenti: mediante la perfetta ricostruzione di un mondo apparentemente assurdo, stimola, invece, riflessioni scomode e di attualità.
Molto del merito va alla protagonista femminile Jennifer Lawrence, perfetta nella parte, e alla, già citata, ricostruzione del mondo di Panem, con scenografie e costumi coloratissimi e assolutamente fantastici. Il contrasto tra la perfezione stilistica della ricostruzione delle scene e la crudeltà della trama sono perfettamente funzionali a quanto gli autori vogliono mettere in scena: l'assurdità della violenza e la "banalità" dei carnefici.
La storia è un vero pugno nello stomaco.Dopo una serie di rivolte, gli Stati Uniti non esistono più. Al loro posto si è formato lo Stato di Panem,diviso in dodici distretti separati l'uno dall'altro da rigide gerarchie. Ogni anno ciascun distretto deve sorteggiare due adolescenti (un maschio e una femmina) che dovranno lottare per la sopravvivenza in un ambiente ricostruito artificialmente e costantemente monitorato da telecamere. La regola del gioco è spietata: solo uno sarà il vincitore, solo uno potrà sopravvivere.
Molte sono le citazioni, esplicite e meno esplicite, evocate dal film. Lo stesso nome della nazione dove si svolgono le surreali vicende evoca il motto "Panem et circenses". Non a caso, perchè i 24 ragazzi "gettati nell'arena" e la regia sadica dei "reality games" affidata direttamente a chi ha le leve del potere di Panem, evocano i giochi che si svolgevano al Colosseo. Nel contempo, la presenza dell'occhio onnipresente delle telecamere, la competizione "darwiniana", la necessità di ammiccare agli sponsor in cerca di aiuto e la freddezza di un mondo dove il virtuale prevarica il reale, dicono, tra le righe, molto della realtà dei nostri giorni e della trasformazione che l'umanità sta, più o meno impercettibilmente, subendo.
Tanto più le gesta dei "burattinai" che decidono le regole del gioco vengono ridicolizzate grazie alla caratterizzazione eccentrica loro data dagli autori, tanto più viene spontaneo guardare oltre le maschere variopinte e deformate dei personaggi per riflettere sul fatto che dietro alla farsa ci sono diversi messaggi per "noi", davanti allo schermo, a nostra volta spettatori che osserviamo nel contempo le gesta delle vittime e dei carnefici.
Da vedere, prestando attenzione a ciò che il fim riesce ad essere oltre a ciò che sembra e alle emozioni e ai pensieri contrastanti che, inevitabilmente, sollecita.
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