Regia di Ivan Cotroneo vedi scheda film
Napoli 1973. Peppino ha nove anni, un paio d’occhiali enormi ed è cugino di Superman. Ha una bella mamma, un babbo sbadato e tutta una comunità di parenti e amici (non) molto attenti nei suoi confronti.
La vita per il piccolo scorre tranquilla, se escludiamo le partite di calcio con i compagni dove è costretto a fare il palo (un vero fastidio per lui e per i suoi occhiali!).
Capita, però, che un giorno la mamma non abbia più voglia d’alzarsi dal letto e che il cugino Gennaro, nonostante i superpoteri, rimanga ucciso investito da un autobus.
In molti si organizzeranno per prendersi cura di Peppino, mentre, nel frattempo, la madre entrerà in terapia da uno psicanalista ed il padre fedifrago comincerà a capire che forse è arrivato il momento di dare un taglio alla relazione extraconiugale.
Durante lo svolgersi della vicenda Peppino avrà a che fare con hippy, zitelle, pulcini e col redivivo cugino supereroe (che però solo lui riesce a vedere).
Quando la prima parola che viene in mente per definire un film è carino, facilmente ci si trova di fronte ad una pellicola piacevole a cui però manca qualcosa e l’esordio alla regia di Ivan Cotroneo è, appunto, un film carino.
Tecnicamente il prodotto è ben confezionato, regia sobria, cast apprezzabile, costumi e ambienti appropriati, bella fotografia (di Luca Bigazzi); i limiti credo si possano attribuire quasi esclusivamente alla sceneggiatura (dello stesso Cotroneo con Monica Rametta e Ludovica Rampoldi, tratta dal romanzo omonimo edito nel 2007).
La pellicola è un'esile commedia spolverata di dramma, che però sembra non voler mai andare in profondità, preferendo ammiccare allo spettatore con situazioni bizzarre di facile presa (fragorose le risate in sala alla morte di ognuno dei poveri pulcini!).
Peccato perché, osando un po' di più, si sarebbero potute sfruttare meglio una serie di tematiche invece appena accennate (amore, solitudine, omosessualità, insoddisfazione coniugale, depressione...).
Forse l'obiettivo del regista era girare un storia ad altezza di bambino, come si usa dire, ma anche in questo caso una certa superficialità nella scrittura dei personaggi finisce per condizionare il risultato: Peppino è un ragazzino che solo occasionalmente si comporta come tale.
In conclusione si può dire che La kryptonite nella borsa è una pellicola leggera e divertente in cui, però, il sentimento non ha respiro... un po' come dei pulcini in una scatola senza buchi.
Non ci sono commenti.
Ultimi commenti Segui questa conversazione
Commenta