Regia di Aleksandr Sokurov vedi scheda film
Il brillante dottor Faust e' riuscito a spiegarsi molte cose, a scoprire tutti i piu' nascosti recessi del corpo (e animo) umano, ma tant'e' la tentazione di un Lucifero sgradevole e deforme nei panni di un usurario riesce comunque a traviarlo dalle sue oneste pratiche di studio e conoscenza. Il risultato finale e' quello della corruzione di una giovane e splendida fanciulla della quale il medico rimane folgorato e che finira' per essere la vera vittima della avidita' e possessione, note dolenti di una umanita' che si evolve, progredisce, ma che non cambia nella sostanza.
La macchina da presa, meravigliosamente condotta dalla consueta apertura visiva e quasi pittorica di Sokorov, plana dolcemente dalle nebbie di un cielo quasi paradisiaco alle tenebre di una valle ombrosa e scavata nella roccia, un limbo terreno ove la razza umana sconta il suo percorso accidentato e tortuoso per aggiudicarsi un posto definitivo in un aldila' davvero pieno di incognite. Il male esiste perche' altrimenti non ci sarebbe neppure bene, e il diavolo si prende con facilita' gli spiriti piu' ribelli e meno propensi a catalogarsi in dogmi confusi e poco dimostrabili.
Giunto alla fine di una fantastica tetralogia sul potere e la follia umana, Sokurov non ci parla di un personaggio storico realmente esistito, ma del diavolo in persona e della sua capacita' e facilita' di traviare menti e caratteri di una umanita' sempre piu' avida e bisognosa di sicurezze materiali e terrene. Il risultato e' come sempre eccellente anche se non raggiunge le vette quasi mistiche di Moloch o di Madre e figlio, forse perche', come gia' accadeva al pur notevolissimo Arca Russa, incede eccessivamente in un dialogo fitto e barocco che ne attenua l'incanto visivo a cui il grande autore russo ci ha da tempo abituato con le sue riprese oblique e i suoi colori sgranati.
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