Regia di Madonna vedi scheda film
Nel progetto originario di Lady Ciccone, Edward e Wallis dovevano essere Ewan McGregor e Vera Farmiga, entrambi fuggiti dal film per «impegni concomitanti» e rimpiazzati dai meno noti Andrea Riseborough e James D’Arcy. Non ci stupisce che le star abbiano abbandonato la nave: l’opera seconda di Madonna fa acqua da tutte le parti. Scorrono parallele e tangenti sullo schermo le vite della Simpson, scandalosamente legata all’erede al trono inglese, e della contemporanea Wally, intrappolata in un matrimonio infelice e ossessionata dalla storia della donna da cui prende il nome, al punto di indossare i suoi indumenti (pagati una fortuna all’asta da Sotheby’s) e di dialogare con la sua presenza fantasmatica. La regista, archiviata l’energia grezza che animava l’imperfetto esordio Sacro e profano, non si (ci) risparmia nulla: patinatissima e imbellettata, la messa in scena abbonda in inutili vezzi autoriali, macchina a mano per restituire la confusione interiore, abuso di ralenti, licenze poetiche in odore coppoliano (di Sofia) come la danza sfrenata di Wallis, negli anni 30, su un pezzo dei Sex Pistols. Sulla metà moderna dell’opera, che ingabbia Abbie Cornish in un ruolo inebetito, prevale la metà d’epoca, servita da due buoni interpreti, ma l’intensa prova della Riseborough finisce sprecata nel vuoto pneumatico ed estetizzato di un film che è, più che altro, il capriccio modaiolo di una diva annoiata.
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