Regia di Daniele Ciprì vedi scheda film
Grandissima fotografia, giustamente riconosciuta a Venezia numero sessantanove. Ma tolta quella e una grande prova di (un ormai forse già logoro, chissà...) Servillo Tony (e di Volodi Gisella, no?!?), a Ciprì manca Maresco come il cacio a li maccheroni. Il film gira-e-rigira, benissimo come gira... Ma gira e basta, tipo una ruotona di una giostrona austriaca (altro che Sicilia alla napoletana!!): bel panorama, ma si immaginava benissimo anche dal basso e a gratis, non c'era bisogno di tanto sforzo, andava bene pure in bianco e nero...
Nessun guizzo: manca qualcosa: la favolosa scoreggia lasciva del signor Giordano, per esempio, che faceva di "ciprì" il cinico verso allegro di un uccellino fuori dagli standard, è deodorata e ingabbiata nella voliera delle buone maniere, testacoda oltremodo sintomatico dei tempi che (oc)corrono.
Stasera, per protesta, diserto l'italico "Intervallo" di Di Costanzo (basta parlar terronico!!!) e mi butto su Kinky-Doc (Kim-Ki -Duk, che se si scrive come ci insegnano si debba pronunciare, viene fuori un eccellente nick name buono per qualche cazzuta web-girl ...), sperando che in Korea l'aria sia migliore.
Pietà.......
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