Regia di Cristina Comencini vedi scheda film
Quando la notte un bambino piange a dirotto, e una mamma disperata, indifesa, sola di fronte ad un paradiso montano che incanta e affascina, ma nel contempo accentua ulteriormente il senso di impotenza e fragilita’, esiste la tragica possibilita’ che un fatale gesto di stizza e furore rischi di compromettere definitivamente quell’attaccamento materno e filiale che e’ la base di tutti i rapporti umani. Per fortuna al piano di sotto riposa un vigile e scontroso padrone di casa che ha la prontezza di intervenire nel momento giusto per scongiurare, miracolosamente, una tragedia che sembrava inevitabile.
Quando la notte ha una prima ora tesa e riuscitissima ed e’ comunque il film piu’ forte e intenso di Cristina Comencini, tratto dal suo romanzo omonimo; la sofferenza di una madre sola che si sente inadeguata e trova solo dopo la sventata tragedia la complicita’ di un’altra madre che le confessa come sia difficile rivestire senza alcuna preparazione un ruolo cosi’ cruciale, e di come nessuno ammetta apertamente come sia complicato e per nulla naturale affrontare le problematiche legate allo svezzamento, e’ resa alla perfezione dall’intensa interpretazione di una Claudia Pandolfi, finalmente protagonista assoluta, che entra nel personaggio complesso con sofferta partecipazione e perfetta aderenza al ruolo. Per lei un riconoscimento a Venezia non sarebbe certo sembrato fuori luogo. Timi si conferma la migliore voce maschile del nostro cinema e il suo personaggio complesso e controverso si aggiunge alla ormai lunga serie di personaggi tormentati a cui sembra votato con particolare predisposizione.
Un film pienamente riuscito almeno negli intenti di rappresentare l’impotenza verso un ruolo che non e’ poi cosi’ scontato, almeno per l’essere umano; certo ad una prima parte incalzante e tesa fa seguito un ultimo quarto un po’ troppo insistito e melodrammatico che risulta come minimo superfluo, e il ritrovarsi dei protagonisti dopo quindici anni poteva essere decisamente piu’ breve e limitarsi al mancato incontro sulla funivia senza strascichi amorosi imbarazzanti quanto inutili in quel contesto.
Ma il film nel suo complesso regge abbastanza bene e appare solido e coraggioso nell’affrontare tematiche rischiose e cosi’ drammatiche da risultare ostiche gia’ sulla carta. Non comprendo ne giustifico le risate ironiche e di scherno suscitate alla prima proiezione a Venezia da parte di un pubblico di critici incredibilmente grezzo e arrogante, supponente e superficiale da meritarsi per contrappasso la visione ripetuta dell’ultimo sciagurato capolavoro di Boldi in terra francese.
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