Regia di Werner Herzog vedi scheda film
Analitico, contemplativo, evocativo, metafisico. Con il consueto stile fatto di ricerca, immagini, testimonianze dirette (sempre sul posto in prima persona), confronto e riflessioni filosofiche, Herzog traccia un altro pregevole tassello sull'Uomo e i suoi confini. Non rinuncia all'innovazione tecnologica, avvalendosi del 3D per dare profondità al campo (quindi allo spazio ma in questo caso più che mai anche al tempo) e a straordinarie microriprese aeree radiocomandate. "L'invenzione della rappresentazione figurativa di animali, di uomini, di cose, è un modo per gli uomini di comunicare con il futuro. Un modo per evocare il passato e trasmettere informazioni attraverso metodi migliori della parola." Trentamila anni fissati sullo schermo e trasmessi alle nostre coscienze, impossibile fare di più. Splendide e assolutamente strutturali le musiche. Curioso e visionario il postscript: la modernità assoluta di una centrale nucleare (a contrasto con una natura pressoché intatta e potente) legata indissolubilmente ai superstiti dell'epoca preistorica (coccodrilli come dinosauri). E in quello specchiarsi ultimo delle creature nell'acqua c'è l'ignoto spazio profondo, il buio di una caverna sacra, la telepatia aborigena, l'indifferenza degli elementi e la fissità di uno sguardo impotente e vacuo.
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