Regia di F.W. Murnau vedi scheda film
L’anziano portiere di un albergo di lusso, non riuscendo più a trasportare i bagagli dei clienti, viene messo a fare il custode dei gabinetti; disperato, trafuga la sua vecchia livrea gallonata (emblema della posizione occupata in società) e nasconde ai parenti la degradazione subita, fino a che viene scoperto e umiliato. Una storia minuscola, che diventa una parabola sullo sbandamento morale di una nazione sconfitta e preda di tentazioni autoritarie, tenacemente aggrappata alle apparenze del recente splendore. Qui, però, a differenza che nel successivo L’angelo azzurro (sempre con Emil Jannings), una svolta imprevedibile porta a una conclusione di tono apertamente fiabesco (la cui smaccata artificiosità viene sottolineata dalla didascalia, “il regista ha avuto pietà di lui”): l’ex portiere, diventato ricco per un’improvvisa eredità, viene accolto con tutti gli onori nell’albergo in cui aveva lavorato e mostra anche di avere imparato il senso di solidarietà (invita un cliente appena uscito dai bagni a lasciare una mancia al nuovo custode). Erano tempi in cui si poteva ancora sorridere.
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