Regia di F.W. Murnau vedi scheda film
Secondo capolavoro di Murnau, dopo l'immortale Nosferatu: sostenuto dalla possente interpretazione di Emil Jannings, che anticipa di qualche anno quella molto affine de "L'angelo azzurro" di Sternberg, è il film muto dove la macchina da presa acquista una notevole libertà di movimento, con carrellate allora quasi completamente inedite, e partecipa attivamente alla costruzione del dramma. Il tema è quello della perdita del proprio status-symbol da parte di un anziano portiere di un Grand hotel che viene adibito a mansioni più umili: alcuni giudicano lo svolgimento della trama eccessivamente patetico, e nelle scene che precedono il finale chapliniano si potrebbe perfino trovare qualche insistenza lacrimosa nello script di Carl Mayer, ma secondo me nel complesso regge ancora bene il peso degli anni. Con le sue invenzioni folgoranti la regia traduce una visione tormentata del personaggio che si accorda con le atmosfere della Germania weimariana in odore di nazismo. Il finale burlesco è ritenuto da alcuni stonato e del tutto estraneo alle tematiche del film, ma invita a leggere l'opera in una chiave straniante e brechtiana che la rende sicuramente moderna.
Voto 9/10
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