Regia di Derek Jarman vedi scheda film
The Garden è un ulteriore esempio di cinema espanso jarmaniano, un oggetto senza confini, sfumato in una visione onirica e in stile elegiaco. Anche qui abbiamo un poema, un flusso di immagini e suoni, una concatenazione di concetti e messaggi che mirano direttamente al cuore e alla coscienza, alla evocazione spirituale, alla sublimazione e insieme alla esaltazione della dignità corporale, alla rivendicazione di ogni diritto umano.
L'elemento autobiografico è il punto di partenza per una riflessione sul presente: Jarman malato di Aids è il collante della materia in campo, ma i veri protagonisti sono due ragazzi innamorati, paradigmi di un amore innocente, eppure vittime di sevizie, ingiustizie, derisioni e cieche incomprensioni. Le immagini del film sono incentrate nel giardino a Dungeness dello stesso Jarman e sulla passione di Cristo. Il giardino di Jarman è fatto di pietra, pochi muschi e licheni, vicino ad una centrale nucleare, in un luogo quasi fuori dal tempo. Esso rimanda al giardino dell'Eden, luogo di pace perduta, e a quello del Getsemani. Il parallelo tra la flagellazione dei gay e la via crucis di Gesù non è un gratuito ammiccamento blasfemo, al contrario è un accorato appello, un silenzioso grido di aiuto, il sacrificio dell'innocenza in un mondo angustiato da paure, sospetti e pregiudizi.
Con The Garden, Derek Jarman sviluppa, in stile semimprovvisato e irrealistico, l'iconografia e la poesia di The Angelic Conversation (da W. Shakespeare) e Caravaggio, lo sperimentalismo di The Last of England, la disperazione di War Requiem (da Benjamin Britten e Wilfred Owen), prima dell'estrema sublimazione di Blue, opera limite, trascendente. 8
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