Regia di Dick Maas vedi scheda film
Film adorabilmente rocambolesco, "Amsterdamned" inanella ininterrotti gioielli di sceneggiatura, regia e recitazione, zigzagando tra tenebrosi affioramenti horror, sfreccianti inseguimenti action, inzaccherati siparietti slapstick e stilizzate tensioni thriller. Strepitose implausibilità, massicce dosi di autoironia e un gusto sanguigno del grottesco fanno a gara per impadronirsi del film, rendendo la visione un continuo susseguirsi di variazioni di registro e rendendo l'indagine del detective Eric Visser (Huub Stapel) alle prese con il "serial killer dei canali" un continuo saltabeccare tra situazioni improbabili (tipo delle bombole da sub che nuotano da sole) e mirabolanti colpi di scena (la scoperta dell'assassino su tutti). Dick Maas si diverte come un matto a irridere il racconto e a irrorarlo di spruzzate demenziali, senza tuttavia dimenticarsi di assicurargli una prodigiosa unità spaziale: vista dall'alto, percorsa a rotta di collo sull'asfalto o navigata a pelo d'acqua, Amsterdam fa da tessuto connettivo e teatro liquido dell'azione, unendo fluidamente le infinite ramificazioni dell'intrigo. E se i personaggi di contorno non escono (deliberatamente) dalla dimensione della macchietta (lo psicanalista su tutti), l'ispettore Visser - vistosamente esemplato sul Richard Chance di "Vivere e morire a Los Angeles" - ha dalla sua una pacchianeria così irriverente e caricaturale da valergli un posto d'onore nella galleria dei detective più tamarri degli anni '80. Sequenza da incorniciare: lo spericolato inseguimento in motoscafo negli affollatissimi canali. Ma anche l'omicidio della donna in bikini che prende inverosimilmente il sole su un minicanotto ha i suoi titoli di bizzarra nobiltà. Cult.
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