Regia di Gianfrancesco Lazzotti vedi scheda film
Ahimé, devo dire di non essere rimasto particolarmente colpito da questo lungometraggio peraltro ben accolto dalla critica e premiato sia al festival di Montreal (?) che a quello di Taormina. Sebbene più garbato e meno convenzionale del prodotto medio nostrano, "Dalla vita in poi" mi è parso un po' troppo sensazionalistico e forzato per risultare effettivamente sincero. Romanticismo a gogò in una vicenda piuttosto estrema che vede una giovane malata di sclerosi multipla trovare la propria anima gemella in un omicida chiuso in carcere. Contesto non inedito ma inusuale sul quale si poteva dire tanto ma che Gianfrancesco Lazzotti manipola al solo fine di narrarci una storia d'amore sui generis, a tratti eccessivamente anticonformista. Non che ci sia nulla di male ad osare e sdrammatizzare su argomenti tabù come giustizia ed invalidità ma a tratti il regista perde il controllo di uno script che oscilla pericolosamente fra la favoletta retorica e l'atto di denuncia, evitando per di più di affrontare le cause scatenanti e le conseguenze del proprio materiale narrativo. Troppo comodo, soprattutto se alla fin della fiera si tende a chiudere il tutto in maniera sin troppo consolatoria. Niente di speciale sul fronte della messa in scena, se si esclude l'abusata struttura a flashback ed il filo conduttore del rapporto epistolare fra i due innamorati, il film si sviluppa in maniera piuttosto convenzionale avvalendosi di un cast discreto e funzionale ma che non fa scintille.
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